No ai disfattismi L’Europa ancora non è perduta

Ruggero Guarini

Ieri è stato comunicato che l’Europa ancora non è perduta. Anche questa mattina è stato comunicato che l’Europa ancora non è perduta. Da tali concordanti comunicati risulta, anche per il semplice profano, l’importante circostanza che l’Europa non è ancora perduta.
Se confrontiamo il comunicato di ieri col comunicato di oggi non sarà dunque difficile constatare che l’Europa - che, come sempre abbiamo saputo, non è ancora perduta - ancora non è perduta.
Questo è un momento importante nella nostra vita europea. Chi scruti e decifri i comunicati ufficiali, e si immedesimi con fiducia nella concatenazione degli avvenimenti, non potrà certo sottrarsi al dovere di ammettere che è molto ragionevole supporre che l’Europa non sia ancora perduta.
Chi inoltre osservi la carta geografica del nostro continente, e indugi con lo sguardo sulla configurazione dei suoi singoli Stati, e riconduca le loro forme al contenuto dei comunicati che assicurano che l’Europa ancora non è perduta, dovrà anch’egli pervenire alla conclusione che è molto ragionevole supporre che l’Europa non sia ancora perduta. Rivolgiamo dunque il nostro saluto all’Europa e congratuliamoci con lei per aver resistito finora alla tentazione di perdersi.
Annientare la vorrebbero questa Europa, impedirle di crescere e prosperare, ostacolare la sua inarrestabile ascesa economica e politica, frustrare le sue legittime aspirazioni ideali, contestarle sia il diritto di opporsi gagliardamente alla tracotanza americana sia quello di implorare temerariamente la misericordia di Allah, umiliarla ricordandole che la perfidia dei suoi nemici esterni e anche interni non ha mai cessato né mai cesserà di ordire complotti per metterle cappi al collo e renderle la vita amara, eppure con tutto questo non sono ancora riusciti a impedirle di proclamare ogni giorno di non essere ancora perduta...
Cerchiamo tuttavia di non abbandonarci all’euforia. Evitiamo soprattutto i toni di vanaglorioso trionfalismo.
Non nascondiamoci inoltre il fatto abbastanza evidente che gli ultimi avvenimenti hanno contribuito a insinuare anche nei petti più fiduciosi qualche piccolo dubbio sia sulla quantità sia sulla qualità delle conquiste europee, nonché sui tempi di quell’impresa epocale che presto dovrà sfociare in quell’evento epocale che sarà la nascita di un mondo esaustivamente europeizzato.
Guardiamoci infine dal mortificare con troppi sberleffi quei disgraziati che pensano che l’Europa si sia messa a inseguire sogni di pace perpetua perché non disponendo nemmeno di una scacciacani non può più fare nessuna guerra.
Limitiamoci insomma a constatare con accenti sobri e concisi che l’Europa non è ancora perduta. Si sappia tuttavia che se domani verremo a sapere che l’Europa, che già sappiamo non essere ancora perduta, davvero non è perduta, allora sì che potremo lasciare che nei nostri cuori torni a esplodere la gioia, e l’immaginazione esulterà nel raffigurarsi come questo possa essere avvenuto, e spunteranno giorni sempre più allegri, e la speranza tornerà a ballare il minuetto nei nostri salotti, e di nuovo intorno a noi si farà luce.
Bando dunque al disfattismo. Il comunicato di domani sarà molto importante. L’Europa ancora non è perduta.