No al diritto d'autore, campo libero alla creatività di tutti

Lasciamo il futuro aperto senza porre limiti alla creatività di tutti (anche per i nuovi contratti)

Nella tradizione liberale non vi è unanimità in merito alla cosiddetta «proprietà intellettuale». Se taluni autori difendono brevetti e copyright sulla base di argomenti utilitaristici (persuasi che in loro assenza verrebbe meno ogni incentivo a innovare e creare), altri ritengono invece che si tratti di dispositivi legali che introducono monopoli artificiali, chiudendo spazi di mercato e impedendo la libera iniziativa.

Per uno studioso di scuola austriaca e impostazione giusnaturalistica come Murray N. Rothbard non vi è ragione di interferire con il mercato - e aggredire in tal modo i diritti naturali dei singoli - basandosi su discutibili argomenti efficientistici. A suo parere la proprietà è fondamentale di fronte alla scarsità dei beni fisici (ciò che qualcuno utilizza non può al tempo stesso essere a disposizione di altri), ma lo stesso non si può dire per le idee, che possono essere sfruttate contemporaneamente da più soggetti senza che nessuno disturbi l'altro. Nel caso specifico dell'inventiva artistica, si tratta semmai di evitare le frodi, dato che nessuno può «vendere» come proprio qualcosa che invece è stato realizzato da altri. Ma per risolvere tale problema non vi è alcuna necessità di generare dal nulla una sorta di proprietà - quella «intellettuale» - che emerge solo grazie a procedure burocratiche e scade dopo un certo lasso di tempo.

Va pure ricordato come in taluni ambiti l'adozione di una rigorosa tutela della proprietà intellettuale, nel passato, avrebbe inibito la creatività. Nella musica classica una delle forme più utilizzate è la variazione (Liszt rifece Paganini, Rossini rielaborò Mozart, e via dicendo) e il jazz si è in larga misura sviluppato riformulando i medesimi medley. Una rigorosa difesa del copyright avrebbe impedito tutto ciò, ma fortunatamente la libertà ha prevalso.

È anche contestabile la tesi che senza monopolio ed esclusiva nessun ingegno realizzerebbe alcunché. Semmai il fatto di lasciare libero campo all'espressione individuale muterebbe le strategie di marketing e già ora vi sono gruppi musicali che rendono disponibili a tutti le loro registrazioni, confidando in tal modo di farsi conoscere sempre di più e di fare profitti con concerti o altri canali. In una prospettiva specificamente economica, qualche anno fa anche Michele Boldrin e David K. Levine hanno contestato gli argomenti utilizzati a difesa della proprietà intellettuale.

È assai meglio, allora, lasciare libero campo alla creatività di tutti, anche nel definire piani commerciali e relazioni contrattuali. Perché il futuro è aperto ed è bene che resti tale.