«Noi francesi, campioni del mondo in cucina»

da Parigi

«La gastronomia francese è la migliore al mondo e deve essere consacrata dall'Unesco con la definizione di patrimonio dell'umanità», ha detto il presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy inaugurando ieri a Parigi il Salone dell'agricoltura, annuale rassegna di mucche, pollami e prodotti dei campi. Siccome l'elettorato della «Francia profonda» è molto combattivo, tutti gli inquilini dell'Eliseo hanno sempre consacrato grande rilievo a questa manifestazione, che dura una settimana e richiama seicentomila visitatori. Nei suoi dodici anni di presidenza, Jacques Chirac ha trascorso giornate intere al salone, mostrando competenza nel discorrere di cereali e di razze bovine, senza risparmiarsi qualche battuta sul sedere delle «magnifiche mucche francesi», che le autorità di Parigi considerano le migliori del mondo. Stavolta - tutto fa brodo - non sono le mucche, ma le bistecche a provocare l'attenzione del nuovo Presidente, che ieri ha insistito sul fatto che nessuna cucina del pianeta Terra può (secondo lui) rivaleggiare con quella francese.
I tempi cambiano, le mucche invecchiano, ma i discorsi stile «noi siamo i migliori» continuano a risuonare negli immensi padiglioni della Porte de Versailles di Parigi, dove si svolge appunto il salone rurale. Resta da capire come potrebbe l'Unesco (ossia l'agenzia delle Nazioni Unite che ha sede a Parigi e che è competente nei settori della cultura, dell'educazione, della scienza e dell'ambiente) attribuire il suo Oscar alla gastronomia francese senza decidere un riconoscimento almeno analogo per altre cucine che - ragionando in modo obiettivo - non le sono certamente inferiori, come la cinese e l'italiana (che del resto le ha dato origine secoli fa). La strategia di Sarkozy ha tempi brevi. Sempre nel suo discorso inaugurale, il presidente ha chiarito che i preparativi per la messa in orbita della candidatura gastronomica nazionale cominceranno immediatamente e che la domanda ufficiale all'Unesco verrà inoltrata al massimo nel 2009, nella speranza che la decisione finale possa giungere il più rapidamente possibile.
I sostenitori di questa iniziativa sentenziano che nessun Paese al mondo uguaglia la Francia per numero di ristoranti a tre stelle. Peccato che stelle e stellette vengano elargite da guide gastronomiche made in France o comunque palesemente influenzate in modo privilegiato dalla cucina francese. Oggi alcuni chef mettono in discussione i criteri di attribuzione di quel prestigioso riconoscimento da parte della Guida Michelin e delle sue più giovani consorelle. Due noti ristoranti francesi si sono rivoltati alla «dittatura delle stelle», affermando che alla fine si rischia di fare una cucina terribilmente costosa e lontana dalla gente reale. Dunque hanno buttato via le stelle acquisite (o acquisibili) e si sono messi a proporre un menù genuino a prezzi meno elevati.
De Gaulle amava dire che è difficilissimo guidare «un Paese con trecento formaggi», espressione ciascuno di un'identità locale. Sarkozy ha trovato la quadratura del cerchio. Decidere che quei trecento formaggi sono il meglio che il mondo possa mangiare e convincere le Nazioni Unite a certificarlo. Speriamo che i «saggi» dell'Unesco prendano la loro decisione a tavola. Magari in un buon ristorante italiano.