Un nome giapponese per la Pisacane

Cambia nome la Carlo Pisacane, la scuola elementare con il 90 per cento di iscritti immigrati. L’eroe risorgimentale non se ne voglia, ma deve lasciare il passo ad altri. E chi meglio di Makiguchi Tsunesaburo, «noto» pedagogo giapponese fondatore della «Soga Gakkai», può identificare da ora in poi l’istituto di Tor Pignattara dove ci sono problemi di integrazione, ma al contrario, essendoci 18 bambini stranieri e soltanto 3 italiani e dove le mamme che hanno scelto di far restare i propri figli sono per questo da tempo sul piede di guerra.
E non importa se i piccoli alunni avranno qualche difficoltà a pronunciare il nome della propria scuola, possono sempre prendere qualche ripetizione di giapponese per imparare a dirlo correttamente. Ora i malumori dei genitori si sono fatti più forti, parlano di «vera e propria provocazione». Ed in effetti la scelta della direzione scolastica, in un istituto con questa problematica, potrebbe suonare come una presa in giro. Non lo è. Pare sia tutto vero. La proposta di cambiare nome alla scuola, sostituendo il nome del nostro patriota con quello dell’educatore nipponico, sarebbe stata presentata all’ordine del giorno durante l’ultimo consiglio d’istituto, il 27 aprile, dalla dirigente scolastica Nunzia Marciano. E il provvedimento, spiega Flora Arcangeli, presidente del comitato mamme per l’integrazione, «ci risulta sia stato approvato all’unanimità». Per il momento, però, al direttore dell’ufficio scolastico regionale del Lazio, Maria Maddalena Novelli, «non risulta ancora arrivata alcuna richiesta di cambio di nome».
Le mamme del comitato ritengono che la scelta della direzione non sia stata casuale e si augurano che non venga avallata dalle istituzioni competenti: «È la chiusura del cerchio - sostiene la Arcangeli - di un disegno che nel corso degli anni è stato perseguito per creare una scuola di soli stranieri ed isolare i bambini italiani». «In questi anni - continua - non si sono saputi garantire livelli adeguati di socializzazione, di scambio culturale e d’istruzione, e questo ha indotto i genitori a non iscrivere più i propri figli a questa scuola dove dirigenti irresponsabili hanno agito con insopportabile arroganza contro la cultura italiana. Con la decisione di cambiare il nome alla Pisacane si è di fatto voluto mettere la parola fine alla possibilità di creare le condizioni di un’autentica integrazione». L’appello delle mamme è stato subito accolto dall’assessore alle Politiche educative scolastiche Laura Marsilio. Che dice no al cambio di nome. «È importante - spiega - assegnare alla scuola quella continuità tra presente e passato la cui rilevanza storica affonda le proprie radici nella storia risorgimentale». Contrario al cambio di nome è anche Fabio Rampelli (Pdl), primo firmatario della risoluzione che impegna il governo a stabilire un tetto di bambini stranieri nelle classi italiane. «Si tratta dell’ennesima scelta - commenta - che conferma la volontà di smantellare la cultura italiana. La dirigente prima ha trasformato il presepe in un villaggio multietnico con pastori in kefia e donne in burka, poi ha sradicato la presenza degli scolari italiani nella scuola. Ora la provocazione di cancellare il nome dell’istituto intestandolo all’educatore giapponese, sconfinando nel ridicolo. Immaginiamo infatti la disinvoltura con la quale i bimbi pronunceranno il nome della loro scuola». Rampelli ha rivolto un appello al prefetto e al direttore regionale a non avallare la scelta e a respingere la domanda formulata dal consiglio d’istituto.