NON ACCAPIGLIAMOCI ANCHE SULLA FICTION

Non c'è fiction di argomento storico, non c'è miniserie che si occupi di ricostruire le vicende di epoche antiche o di grandi personaggi del passato, si parli dell'impero romano o della vita di Gino Bartali (tanto per rimanere agli ultimi due esempi) che non provochi puntuali polemiche sulla disinvoltura con cui vengono sceneggiate queste «ricostruzioni». È un classico della ritualità mediatica, se la vogliamo chiamare così: va in onda una fiction di argomento storico e i giorni seguenti si assiste al nutrito accalcarsi di quanti, con puntiglioso scrupolo notarile, fanno l'elenco delle differenze tra realtà storica e rappresentazione sullo schermo, stigmatizzando errori e omissioni, mettendo in luce sfasature, contestando episodi specifici (questo tipo di inflessibilità un po' pedante è una conquista recente, nessuno si sognava di fare le pulci a come boxava Robert De Niro in Toro scatenato, si dava per scontata la «licenza cinematografica» al pari di quella poetica, mentre oggi ci si sofferma a lungo sulla pedalata «un po' così» del Bartali televisivo). Il più delle volte la pedanteria è in buona fede, perché è legittimo far notare certe incongruenze, specie se si è studiosi ferrati della materia o magari si sono vissuti personalmente certi periodi raccontati poi sullo schermo. Altre volte si ha l'impressione che in certe polemiche entri la voglia di tirare la Storia per la giacchetta, a proprio uso e consumo e preferenza ideologica, facendo concorrenza agli sceneggiatori in materia di «libera interpretazione» delle vicende storiche, un campo minato soggetto più di quanto si creda all'opinabilità dei punti di vista. Resta però sottovalutata una domanda centrale, o comunque non evadibile: è lecito pretendere, da una fiction televisiva, la fedeltà assoluta e per giunta non sempre oggettivamente verificabile della realtà storica? È possibile chiedere, a un tipo di rappresentazione filmata in cui è preponderante l'aspetto spettacolare, emotivo, immaginifico, il rispetto pedissequamente rigoroso di una cronaca storica, d'ambiente, o d'epoca che in ogni trasposizione cinematografica risulta trasfigurata per forza di cose, in ragione del mezzo espressivo impiegato? A volte si ha l'impressione che si chieda, a una fiction, ciò che una fiction non può dare, essendo concepita innanzitutto per catturare attenzione ed emozioni. E che tutto d'un tratto si pretenda, dalla virtualità di un telefilm, lo stesso rigore storiografico che è lecito esigere da un documentario, o da un saggio storico. A meno che la scuola e gli strumenti classici dell'istruzione non siano considerati a tal punto obsoleti da scaricare sulla fiction l'obbligo didattico.