Non bastano le lenzuolate per dirsi liberisti

Spiace dirlo per la stima che ho di essi, mai i due economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi con quel loro pamphlet - Il liberismo è di sinistra - non sfuggono al sospetto che abbiano voluto rendere un favore alla sinistra.
Il titolo è certamente provocatorio, forse addirittura pensato solo a beneficio del successo del libro, ma non giova certo al prestigio dei due autori. Come ha notato Panebianco sul Corriere in quel titolo manca almeno il punto interrogativo.
Sì, spiace notare la negatività di quel titolo, perché fin qui ho sempre condiviso le analisi dei due economisti, senza dubbio liberali e liberisti, come del resto le argomentazioni contenute nel pamphlet vogliono dimostrare, soprattutto con l’aggiunta di critiche alla sinistra.
Casuale o internazionale che sia quel titolo è un vero falso. Croce, che pure con Einaudi ebbe una storica polemica sui valori e la differenza tra liberalismo e liberismo economico, non avrebbe apprezzato il pasticcio. In un suo scritto dell’agosto 1943 - Che cosa è il liberismo - Premessa per la ricostituzione di un Partito liberale italiano - dice con grande chiarezza: «Come ogni partito, il Partito liberale avrà un programma economico, non già come suo elemento accessorio, ma come la sua materia stessa, perché la vita tutta s’intesse di bisogni economici che chiedono soddisfazione, e la libertà non è una forma vuota, ma una forma piena». Si badi a quell’aggettivo «accessorio», che vuol dire quanto non sia di secondaria importanza il programma economico e quell’espressione «forma piena». Non a caso proprio su quest’aspetto con altri amici chi qui scrive ha condotto una meditata polemica sull’identità liberale nel Pli di Zanone.
Sì, continuo a chiedermi che cosa abbia indotto due economisti seri a simile qui pro quo che è una cantonata e finisce addirittura per diventare un inganno. Che cosa c’è mai di liberale nella storia, nell’ideologia e nei proponimenti attuali della sinistra? Poco o nulla di liberale, a parte qualche buona intenzione di pochissimi «pentiti» e proprio niente di liberismo economico, zero assoluto. Non basta certo la «lenzuolata» del ministro Bersani, che i liberali non disprezzano, ma che non è sufficiente per far diventare liberista tutta la sinistra.
Non a beneficio degli illustri autori, ma almeno dei comuni lettori, vale la pena di citare quel famoso saggio di Benjamin Constant - La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni - che è il più bel manifesto del pensiero liberale: «La libertà è il diritto di essere sottoposti soltanto alla legge, il diritto di non essere arrestati, detenuti, condannati a morte, maltratti in alcuna maniera, per effetto della volontà arbitraria di uno o più individui. È il diritto di esprimere il proprio pensiero, scegliere la propria occupazione ed esercitarla, il diritto di disporre dei propri beni, di abusarne addirittura, il diritto di andare e venire senza bisogno di ottenere il permesso, e senza dover rendere conto dei propri motivi e dei propri affari». C’è a sinistra totale adesione a questi principi? Quando ci sarà il mondo sarà capovolto, e i liberali ne sono in attesa. Ma per ora spesso non c’è neppure il rispetto per chi la pensa diversamente. Per tornare a quell’aggettivo crociano - «accessorio» - dove sono a sinistra serie testimonianze di liberalismo economico?
Va qui ricordata anche la impareggiabile lezione di economia liberale che Einaudi impartì a La Pira nel 1950. Einaudi era allora capo dello Stato e scrisse una lettera al deputato democristiano (è contenuta ne Lo scrittoio del Presidente), il quale aveva pubblicato un articolo in cui c’era una visione ultrastatalista e piuttosto strampalata dell’economia. Alesina e Giavazzi certo l’hanno letta quella lezione. Ma la sinistra?
So benissimo che anche nel centrodestra c’è deficit di liberalismo, soprattutto in materia di liberismo, ma ce ne vuole per arrivare allo statalismo che c’è a sinistra (e finisco qui con queste notazioni, che spero non sappiano di saccenteria, e che ho ritenuto doverose come liberale in un momento in cui sono davvero troppi i liberali sedicenti. Non lo dico certo per Alesina e Giavazzi, nonostante il pasticcio del loro titolo).