«Non c’è più l’arte per l’arte si bada troppo allo spettacolo»

Consegnato ieri sera a Brescia il premio Benedetti Michelangeli a «uno dei più grandi direttori di oggi». Il maestro: sono commosso

Piera Anna Franini

da Brescia

Era la sua seconda uscita in terra lombarda dopo le bufere scaligere e quindi nei panni di ex direttore musicale del Teatro milanese. Ieri, Riccardo Muti era sul podio della Philharmonia Orchestra di Londra nel teatro Grande di Brescia, invitato dal Festival Pianistico di Brescia e Bergamo che gli ha conferito il Premio Arturo Benedetti Michelangeli.
Un esilio che sta alimentando vecchie fiamme e nobili, ma spesso costose (la sterlina è terrificante) sostituzioni: quelle della Filarmonica della Scala che rimane a casa. È il caso tangibile della Philharmonia londinese, diretta anche lo scorso 7 febbraio a Londra in occasione del sessantesimo anniversario della compagine, e dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino che, ai primi di luglio, seguirà Muti nel deserto libico per il tradizionale concerto-trasferta patrocinato dal Ravenna Festival. Nel frattempo sembrano fioccare altri inviti appetitosi, dalla Filarmonica di New York alla Bayerisches Rundfunkorchester.
A un minuto dall’inizio della serata, con il secondo concerto di Martucci e Gerhard Oppitz alla tastiera, qualche spettatore si chiede trasparirà dal volto del maestro, che cosa mai dirà una volta ricevuto il premio. Vi saranno allusioni alla rottura alla Scala, è l’interrogativo ricorrente. In realtà, Muti non accenna a nulla. All’ingresso viene da una pioggia di «bravo»; lui ringrazia «il meraviglioso pubblico per l’accoglienza, così calorosa e la Philharmonia Orchestra per essere intervenuta con slancio». E aggiunge: «Prima mi è stato chiesto che cosa significa per me il premio. Rispondo. È ragione di grande commozione, la mia carriera è iniziata negli anni Sessanta all’epoca dei grandi pianisti, ma non ho avuto la fortuna di collaborare con Michelangeli. Fortuna sua» ironizza. «Appena potevo sgattaiolavo in Conservatorio dove ho sentito i suoi concerti e l’ho sentito studiare, esecuzioni che hanno contribuito alla mia formazione. Non voglio polemizzare sul modo di fare musica oggi, ma è una realtà che si bada allo spettacolo. Michelangeli era la musica per la musica, l’arte per l’arte, era la sua cifra interpretativa. Voi dovete essere orgogliosi di avere nelle vostre fibre Michelangeli» conclude rivolgendosi al pubblico che solo in parte è locale, sebbene sia folta la delegazione da Milano, in testa Cristina Muti, Fedele Confalonieri, Mauro Meli, Hans Fazzari.
Il Premio alla memoria di Arturo Benedetti Michelangeli, pianista chiave del Novecento, scomparso dieci anni fa, è stato istituito nel 2000 dal Festival di Brescia e Bergamo (ora intitolato all’interprete-leggenda) e dalla Fondazione Cab come riconoscimento alle grandi personalità del mondo musicale. Consegna del Premio cui hanno preso parte Giuliana Benedetti Michelangeli, vedova del Maestro, e il presidente della Fondazione Cab, Alberto Folonari. La scelta del Premio è caduta quest’anno su Riccardo Muti, che da programma pre-bufera, avrebbe dovuto dirigere la Filarmonica della Scala, poiché «riconosciuto come uno dei più grandi direttori d'oggi, verdiano incomparabile e mozartiano finissimo», è stato spiegato dall’ente Festival.
La serata si apriva, infatti, con l’ascolto raro del Secondo Concerto del napoletano Giuseppe Martucci, eseguito con fierezza teutonica da Oppitz, vecchia e cara conoscenza del Festival. Seconda parte con la Quinta Sinfonia di Ciakovskij, Sinfonia con cui, lo scorso novembre, a Piacenza, Muti segnò l’ingresso in società della sua nuova - ed ora ancor più amata - creatura, l’Orchestra giovanile Cherubini.