Non sottovalutiamo le aritmie

La corsa del cuore può essere rallentata in 80 casi su cento con farmaci orali da prendere entro trenta minuti dalla crisi

Gianni Mozzo

La fibrillazione atriale è un’aritmia che fa battere il cuore in modo irregolare, senza che il paziente possa contrastare questo aumento di velocità. Nei soggetti che hanno più di 65 anni è molto frequente (10 per cento); ma può essere diagnosticata anche in uomini e donne di quaranta o cinquant’anni. La sua insorgenza è improvvisa, spesso notturna. Per sei o sette giorni suscita gravi preoccupazioni.
Sul vecchio tronco della cardiologia è nata circa trent’anni fa una scienza nuova, l’aritmologia, che studia questi complessi fenomeni e offre un quadro epidemiologico delle principali patologie legate all’alterazione del ritmo cardiaco. Il primo dato certo è questo: il soggetto colpito da fibrillazione atriale, cerca un pronto soccorso, il più vicino, per essere assistito. Spesso viene ricoverato per accertamenti e resta in ospedale da quattro a dieci giorni (è meglio curato, ovviamente, nelle Divisioni di cardiologia).
Va detto che la qualità della vita dei soggetti aritmici non è buona. L’insicurezza continua genera un disagio psicoemotivo che impedisce di svolgere una vita normale, sia sul piano lavorativo che su quello del tempo libero. Quando il cuore è «matto», la vita non è facile.
Uno dei più noti aritmologi italiani, il professor Alessandro Capucci, ha sperimentato prima a Bologna, poi a Piacenza (dove attualmente è primario di cardiologia) una nuova terapia orale rivolta ai pazienti che soffrono di fibrillazione atriale ma hanno il cuore in buone condizioni funzionali.
Questa terapia consiste nella somministrazione, dopo un quarto d’ora dai primi sintomi di fibrillazione, di un farmaco «rallentatore» in una sola dose. Nella casistica del professor Capucci l’aritmia cessa entro sei ore in ottanta casi su cento ed entro tre ore in sessanta casi su cento. L’efficacia di questo trattamento dura anche nelle crisi successive. Pochi e insignificanti gli effetti collaterali. Uno studio multicentrico italiano ha confermato questi dati, sottolineando i vantaggi che vengono al paziente da una cura rapida ed effettuata in casa propria. Ma è necessario, ripetiamo, che il cuore (in particolare il ventricolo sinistro) sia in condizioni normali. Lo studio in parola consiglia inoltre un controllo del cardiologo almeno la prima volta in cui prescrive questa terapia.
Le crisi di aritmia sono sempre pericolose e qualche volta fatali, ma possono essere curate. Il rischio finale è la morte improvvisa, più frequente di quanto si pensi. Fa più vittine del cancro del polmone, uccide non solo giovani atleti di sport agonistici, ma anche soggetti che non sanno di avere il cuore in disordine. I pionieri dell’aritmologia hanno sempre raccomandato controlli attenti e frequenti per prevenire l’offensiva di un grande nemico che è lo scompenso cardiaco. Defibrillatori e pace makers garantiscono l’equilibrio elettrico del cuore, ma anche le terapie farmacologiche sono bene accettate.

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