La nostra è l’unica grande città italiana a registrare un aumento di abitanti dal 2005 al 2006: +8.226. Superata quota 2,7 milioni La capitale «ritrova» 158mila romani Le verifiche del Comune dimostrano che la «fuga» sancita dal censimento del 2001

Contrordine, a Roma la popolazione cresce. La capitale è l’unica città italiana con più di 250mila abitanti a registrare un aumento della popolazione, tanto che nel 2007 si sono superati i 2,7 milioni di residenti. Nella capitale, dal 2005 al 2006, i cittadini sono cresciuti di 8.226 unità, pari a un +0,3 per cento, mentre in tutti gli altri grandi comuni quel valore scende sotto lo zero. Questa situazione è dovuta al fatto che a Roma si nasce di più e si muore di meno. Il tasso di natalità aumenta dal 9,7 per mille del 2005 al 10,1 per mille del 2006, mentre quello di mortalità era di 10,4 per mille nel 2003 e l’anno passato è stato del 9,6 per mille, inferiore alla media regionale che è del 9,1 per mille.
Ma Roma scopre soprattutto di avere in totale 158mila residenti in più rispetto a quelli censiti nel 2001. Elaborazioni di dati incrociati (il pagamento delle bollette o la richiesta di alcuni certificati) hanno portato il Comune a scoprire che di quei residenti non vi era traccia nel censimento effettuato nel 2001. Un sospetto che era già nato nel 2005, quando l’Usi-Rdb, il sindacato al quale aderisce circa il 70 per cento del personale di ricerca impiegato nell’Istat, aveva definito un bluff i dati del censimento 2001 e aveva lanciato l’allarme: in conseguenza della fantomatica «fuga da Roma», la capitale avrebbe rischiato di perdere un senatore e due deputati e di vedersi decurtati i contributi statali per la sanità. Niente di tutto ciò. Dopo verifiche finite solo ora, ci si è quindi resi conto che già nel 2001 vivevano a Roma più abitanti di quelli registrati all’anagrafe. «Per altri 80mila - spiega l’assessore capitolino al Bilancio, Marco Causi - i controlli sono ancora in corso e si stanno svolgendo non più sulla base di dati incrociati, ma effettuando verifiche personali al domicilio dei singoli soggetti».
Nel dettaglio, il contributo degli stranieri all’aumento della popolazione romana può essere stimato intorno al 27 per cento, che equivale a una crescita di circa 42mila residenti. Ogni 100 abitanti della capitale, sette sono di cittadinanza straniera, in aumento costante da cinque anni, a partire dal 4,2 per cento del 2002. Parallelamente a Roma risulta in crescita anche il numero dei bambini stranieri: sono il 16,7 per cento in più contro i 16,5 per cento di Milano. Anche se rispetto al totale delle culle romane, quelle straniere sono l’11,5 per cento, una percentuale più contenuta rispetto al 21,8 per cento di Milano e al 20,2 per cento di Torino. In altre parole, gli stranieri nella capitale e nel capoluogo lombardo hanno avuto più o meno lo stesso numero di figli ma a Roma, sul totale dei bambini nati, le culle straniere sono in numero inferiore rispetto a Milano.
Causi specifica che il maggior numero di residenti presenti non comporta maggiori contributi da parte dello Stato, essendo pro capite solo la finanza sanitaria. «Ma adesso - aggiunge l’assessore - si avverte ancora di più la necessità politica di portare velocemente a termine l’iter per l’attuazione della Carta delle autonomie, già in discussione al Parlamento, e il disegno di legge sul federalismo fiscale».