Le nostre radici cristiane sono incancellabili

Amo la tradizione, sono di destra e credo che il nostro Paese debba trovare una strada decisa verso una fierezza e una dignità che mi pare, con l’homo ridens che ci governa, si vada perdendo. Non sono cose da costruire ma solo da riscoprire, sono gli stessi fondamenti della civiltà classica. Sembrano temi fumosi ma non lo sono: Atene e Roma ci hanno trasmesso tanti nobili valori, come quello della pietas, eppure invece di riconoscere questi valori come fondanti dell’Occidente si pensa alla Chiesa. Non esistono a mio parere le presunte radici cristiane: la Chiesa distrusse i valori di una grande civiltà, ne riciclò cinicamente alcuni aspetti e storpiò la storia, solo per citare alcuni punti sull’argomento. Le radici europee sono pagane, vengono dalla Grecia e dall’Antica Roma, non da Gerusalemme. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa lei.



Con tutta l’ammirazione e la riconoscenza dovuta ad Atene e a Roma, per me non si scappa, caro Bianchi. E al suo ellenismo contrappongo la nota affermazione di Benedetto Croce: non possiamo non dirci cristiani (anche se non ne seguiamo le pratiche del culto) perché il cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare in guisa incancellabile. Le nostre radici possono spingersi ben nel profondo. È fuor di dubbio, ad esempio, che l’Antigone, «l’opera più perfetta che lo spirito umano abbia prodotto», ispiri ancor’oggi, e son trascorsi venticinque secoli, il pensiero sul conflitto tra coscienza privata e interesse pubblico. Ma il ceppo portante, quello che sostiene e alimenta l’albero della civiltà occidentale, è rappresentato dai duemila anni all’insegna del cristianesimo. Con le sue luci e le sue ombre, condizione alla quale non sfuggono, spero che lei voglia riconoscerlo, nemmeno le civiltà greca e latina.
Lei ama la tradizione, caro Bianchi, e ciò le fa onore. Privilegia la fierezza e la dignità, attributi che la correttezza politica ha messo al bando per far luogo allo sdolcinato, allo smidollato buonismo. Non è disposto a mostrarsi tollerante con chi è intollerante (come invece vorrebbero gli apostoli del «dialogo») e in questo sto assolutamente dalla sua parte. Ciò che mi sfugge è perché ritiene che tradizione, fierezza, dignità e fermezza siano virtù che non appartengono al cristianesimo. Perché circoscriva all’ambito greco e latino la pietas, ad esempio. «Valore nobile» che il cristianesimo ha adottato accostando ai caratteri della devozione religiosa, del sentimento patriottico, del rispetto dell’unità familiare - tutto ciò che fece di Enea «il pio Enea» - quello della misericordia. Virtù morale inscindibile dal concetto di civiltà, riconosciuta tale anche dal più caparbio dei miscredenti, dal più fiero dei liberi pensatori (i quali, per salvare il loro onore di illuministi, hanno finito per chiamarla «impegno nel sociale»).