Le note di Max Gazzè per ricordare Valerio Cassiano

Valerio Barghini

Chi si fosse trovato a passare dalle parti di Orte sabato sera ha potuto ascoltare della buona musica grazie al concerto, in occasione dell’Orte Rock Festival, del cantautore romano Max Gazzè. Un concerto un po’ particolare, però, perché contraddistinto da un velo di tristezza per la prematura scomparsa, a causa di un terribile male, di Valerio Cassiano, uno dei fondatori e più accesi sostenitori del Fan Club di Max.
Fin qui quella che giornalisticamente potrebbe sembrare una notizia come tante. Se non fosse per il fatto che il mondo è piccolo e, alla fine, il gioco delle coincidenze porta a un unico punto di arrivo. A febbraio scorso, solo cinque mesi fa, ricevo una telefonata dal mio amico Andrea: «Voglio proporti una cosa. Ho un amico, padre di quattro marmocchi e compagno di scuola di un mio carissimo amico, che è malato di leucemia. La soluzione è trovare un donatore di midollo compatibile. Finora ce ne sarebbero un paio, negli Stati Uniti. Però non si sa mai. E poi, comunque, c’è tanta altra gente bisognosa. Oggi una soluzione alternativa è il trapianto di cellule staminali donate tramite cordone ombelicale. Tuttavia non è abbastanza». Una notizia agghiacciante, di quelle che ridimensionano di colpo ciò che a Milano chiamiamo «menate», paturnie, pseudoproblemi. Il ragazzo di cui parlava Andrea era proprio Valerio Cassiano.
Inizi a navigare su Internet per documentarti e scopri che, in fondo, per quella che si chiama tipizzazione del sangue, per diventare donatore di midollo, basta un semplice prelievo, di quelli che fai in occasione di esami di routine. Cominci a familiarizzare con nomi tipo Admo (Associazione donatori di midollo osseo), Ail (Associazione italiana leucemie), Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale). Scopri che, dopotutto, il tempo da dedicare per verificare se sei idoneo è poco. E inizi a farci un pensierino.
Non bisogna pensarci troppo, però. Oggi Valerio purtroppo non c’è più: se lo è portato via, al Policlinico di Tor Vergata, una leucemia linfoblastica acuta di tipo T. Per chi vi scrive resta un duplice rammarico: quello di non avere conosciuto una persona, a detta di molti, davvero speciale, un «maestro di vita», come l’hanno definito senza indugi gli amici del Fan Club. Ma anche un rammarico maggiore, al limite (lo si dica senza esagerazione) del senso di colpa: un rammarico che lascia l’amaro in bocca e che ti porta a riflettere: «Se fossi andato prima a verificare la compatibilità... chissà, magari ero compatibile... chissà». Quel senso di impotenza che ti attanaglia, quella sensazione di non avere fatto ciò che avresti potuto fare. E solo per una falsa questione di tempo: vado domani; no, dopodomani; no, dopodomani l’altro... Già, il tempo; questa entità misteriosa; quegli «oggi non ho tempo, lo farò domani» di troppo.
Valerio era un fervido credente. Per chi crede esiste un Aldilà, un Qualcuno che ti dà speranza. Ma c’è anche chi non crede o che, almeno, non ha una fede così adulta e le cui incertezze lo inducono a un moto di ribellione. Perché non è giusto a soli 33 anni. Perché non è giusto che accada a un padre di quattro creature. Perché non è giusto e basta. Tuttavia una certezza c’è: da qualche sera il cielo di Roma è più luminoso. Se ti prendi un po’ di tempo e ti fermi a guardarlo con attenzione noti una stella che emana una luce più intensa delle altre: una stella che vigilerà sulla vita di Francesca, sua moglie, dei suoi quattro bambini, dei suoi cari, dei suoi amici più stretti. E che da lassù si godrà i concerti di Max, come quello di sabato sera durante il quale il cantautore ha dedicato a Valerio il brano L’origine della vita. E, perché no, ispirare i testi futuri di Max.
A noi, invece, non resta che trovare il tempo (c’è, eccome se c’è) per darci da fare: diventare donatori di midollo non costa niente a nessuno e, se c’è compatibilità, si può arrivare a salvare una vita e tentare di impedire che ci siano altri Valerio. Purtroppo non rimane che salutarti, caro Amico mancato. Con quelle due parole piene di tenerezza che compaiono sulla home page del sito di Max Gazzè: «Ciao Valerio». O, come forse avresti preferito tu: Ciao Vale’.