«La notte di Istanbul? Dimentichiamola facemmo troppi errori»

Xabi Alonso, autore del gol del 3 a 3 nella incredibile rimonta del Liverpool nella finale di Champions del 2005: «Rispetto ad allora il Milan è più equilibrato ma noi siamo migliorati»

nostro inviato a Liverpool
Alle dieci del mattino Anfield è come una conchiglia vuota. Se tendi l’orecchio ci senti la marea rossa dei suoi tifosi. Cielo virato grigio, il Liverpool entra nel suo tempio per l’ultimo allenamento prima di volare in Spagna dalle parti di Murcia a fare il pieno di caldo in vista della notte torrida di Atene. Abitudine non solo di Benitez, se è vero che anche nell’83 i Reds rodarono i motori in Israele prima di stendere la Roma all’Olimpico. L’allenamento di ieri è stato poca roba, torello e dintorni, due corsette (rigorosamente censite dal cardiofrequenzimetro applicato a ogni giocatore) e tanti saluti ad Anfield.
Fuori, i tifosi facevano la coda per ritirare i biglietti per Atene, un millepiedi che partiva dalla strada, si infilava nel parcheggio di Anfield e sbucava davanti agli sportelli biglietterie. Dentro, Benitez diceva di vedere un Milan più equilibrato («more balanced» prima di ribadirlo in italiano) rispetto al 2005 e mandava a stendere Valdano che l’ha accusato di praticare un calcio noioso e ha insultato i tifosi; Gerrard, il capitano, è pronto a prolungare il contratto fino al 2012 per quasi sette milioni di euro a campionato, ma su tutti (anche quelli che non c’erano) incombe, opprimente e abbacinante, il ricordo di quel 25 maggio 2005.
I proclami sono già ai saldi, Carragher regala titoli ai giornali locali, «La gloria di Istanbul sarà la nostra guida» urlava ieri il Liverpool Echo.
Xabi Alonso è tra i re di quella notte. Segnò il gol del pari, colpo alla tempia del Milan prima dell’esecuzione finale. Ai box Luis Garcia, è lui il portavoce della spanglish generation. Figlio di Periko Alonso, furia rossa ai mondiali dell’82, Xabi ha il sangue basco e una faccia pulita da copertina. Una giornalista spagnola gli chiede di recitare il rosario che da queste parti si traduce con «You’ll never walk alone», lui fa uno sforzo e azzecca la prima strofa. Esorcismi. Con quella notte, però, Xabi ci va cauto, meglio non disturbare gli spiriti del pallone.
«A Istanbul accadde qualcosa di straordinario, ma noi non abbiamo dimenticato che il primo tempo finì 3-0 per il Milan. Poi successe l’incredibile, ma quegli errori sono ancora lì da vedere. E da non ripetere».
In due anni avete capito? Vi siete dati una spiegazione?
«Nell’intervallo sapevamo che la situazione era molto complicata, ma Benitez trovò le parole giuste e poi fece un cambio – Hamann per Finnan - che trasformò la partita. Il resto fa parte dei misteri del calcio».
Oltre alla vittoria, c’è un ricordo indelebile di quel 25 maggio?
«Il tifo del nostro pubblico sul 3-0. Sono stati loro a darci la spinta per la rimonta. Senza, non credo ce l’avremmo fatta».
Quindi sarebbe più facile battere il Milan ad Anfield?
«Oh, sì. Non ci sono dubbi».
Il Milan di oggi è più forte rispetto ad Istanbul?
«È più equilibrato. Ha perso Shevchenko e Crespo, ma Pirlo è ancora più fondamentale, Ambrosini bilancia il centrocampo e con Gattuso permette a Seedorf e Kakà di giocare più liberi».
E il Liverpool?
«Siamo migliorati, abbiamo più esperienza e abitudine a giocare partite così importanti».
Che cosa le piace del Milan?
«Sanno sempre che cosa fare in campo, non buttano mai via la palla e non perdono mai la testa».
Quasi mai, verrebbe da dire pensando a Istanbul. Ma comunque: Kakà, parliamone.
«Lui fa la differenza. Come si marca? Dovremo mettergli tanta pressione, togliergli il tempo, è un fenomeno a giocare la palla di prima, bisognerà stargli davvero addosso».
Merita il Pallone d’oro?
«Io glielo darei».
Incubo per il Milan, sogno per voi: quanto e come può influire Istanbul sulla finale di Atene?
«Quella partita ce la ricorderemo, noi e loro, per sempre, ma ormai appartiene al passato. Solo se andremo ai rigori, potrà diventare un vantaggio per noi. Ma se ci giochiamo la coppa dei campioni un’altra volta così, non so come reagirà il mio cuore».