Novellino e il derby nel cuore «Voglio lasciare un segno»

Il tecnico fra sogni e realtà: «Questa è la sfida che sento mia. E la squadra è un bambino che corre »

nostro inviato a Torino

Basta una partita giocata a vent’anni per mettersi il Toro nel cuore e decidere che il derby ha qualcosa di speciale? Forse no, ma dietro quella partita nel baule di Walter Alfredo Novellino, già Monzon, c’è tanta roba color granata. Ora si tratta di svuotarlo dei ricordi e di riempirlo col presente. A cominciare da domani, derby numero 222. Il Toro non lo vince dal ’95, non è che ne abbiano giocati tanti da allora, l’ultimo anno poi era la Juve a stare altrove. Le parti si erano ribaltate, ma è cominciato il campionato e per i tifosi del Toro l’illusione ottica è svanita. Juve punti dieci, Toro punti sei. E zero vittorie.
Che cosa è successo?
«Loro hanno avuto quel tanto di fortuna che a noi è mancata. Un successo in più e ora non saremmo qui a parlare di Toro in crisi. La nostra classifica è bugiarda. Ma faremo i conti alla fine».
Sorpasso. Aggancio. Parole vuote allora?
«Signori, guardiamo bene la realtà. Questo è l’unico derby dove le differenze sono abissali. Trezeguet, Del Piero, Buffon, Nedved, i 50 miliardi che hanno speso sul mercato. Guardiamole certe cose prima di affrettare i giudizi. Non possiamo competere con loro».
Che cosa le piace della Juventus?
«Il carattere. Hanno giocatori che possono permettersi di viaggiare in Ferrari e che sul campo vanno in cinquecento».
Per restare in tema: il parco macchine del Toro com’è?
«Stiamo costruendo un’auto favolosa. Abbiamo bisogno di tempo».
Presero Deschamps, ma pensarono molto anche a Novellino. Quanto si è avvicinato alla Juve lo scorso anno?
«Non tanto. E poi io non ho la giacca per stare su quella panchina».
Novellino e Ranieri: punti in comune?
«Abbiamo cominciato tutti e due dal basso. Lui poi ha girato l’Europa, imparato le lingue e vinto. E quando uno vince significa che è bravo».
Che cosa è mancato finora al Toro?
«Un po’ di autostima. I miei giocatori devono credere di più nei propri mezzi. Natali, Corini, Grella: gente come loro deve convincersi che noi siamo una squadra forte. Ed è quello che sto cercando di fargli capire. A Parma siamo andati male, ma io ero squalificato - tanto da infilarsi nella cesta della biancheria per entrare di nascosto negli spogliatoi, ma questo è un altro discorso: per Novellino il caso è chiuso -. Si vede che l’allenatore conta ancora qualcosa...».
Il derby vale cento sedute dallo psicanalista allora. Vincerlo, poi...
«Questa partita arriva troppo presto. Ma so che non c’entra nulla con il resto del campionato. Si sente anche in città. Come quando si cucinano gli spaghetti al pomodoro: l’aria si impregna di un profumo particolare. Ecco, così è la vigilia del derby».
Recoba e Rosina. Uno ha attirato i riflettori sul Toro e deve grattare via un po’ di ruggine; l’altro (in dubbio per domani, oggi il test decisivo) ha lo scoglio del rinnovo del contratto e le luci si sono abbassate.
«Recoba ha solo bisogno di giocare. Nessuna ruggine, i talenti non ne hanno. L’ho ritrovato amabile e dolce come a Venezia, gli chiedo uno spirito diverso sul campo per aggredire gli spazi».
E Rosina?
«Il discorso sul contratto non mi interessa. E partito benissimo, ora deve risolvere solo i suoi problemi fisici».
Testa, cuore, gambe: che cosa conta di più per vincere?
«La vittoria passa dal cuore e poi dalla testa. E questo Toro è come un bambino che corre, e più corre più il cuore si tonifica e si ingrossa».
Cuore. Non c’è il rischio di abusarne?
«Io le dico solo che questo derby è il mio derby. E voglio vincerlo per lasciare il segno».
Quanto conterà la pressione domani?
«C’è, ma non ci spaventa. Sono io il garante di questa squadra».
Scelga un giocatore del passato e lo metta in campo domani.
«Prendo Ferrini. Cosa dicevamo? Cuore, testa, gambe. Ecco Giorgio aveva tutto. Per questo domani lo vorrei campo».