Il «novissimo Palazzi»: aneddoti dalla A alla Z

Il famoso linguista, autore del più diffuso dizionario di italiano, fu anche un accanito «cacciatore» di storie strane

Fernando Palazzi fu un uomo eclettico. Autore di uno dei più diffusi dizionari di lingua italiana degli anni a cavallo della Seconda guerra mondiale, il «Novissimo Palazzi», come veniva chiamato, si occupò anche di argomenti più leggeri. Fra le sue passioni c’erano gli aneddoti, che raccolse in un’Enciclopedia degli aneddoti che ebbe numerose ristampe, ogni volta arricchite, fino a quella definitiva del 1966, pubblicata dopo la scomparsa dell’autore. La prima edizione dell’Enciclopedia contava 7254 voci, l’ultima le aveva più che raddoppiate raggiungendo la cifra record di 15653, e di essa la casa editrice Ceschina, la medesima del prestigioso dizionario, andava orgogliosa. Da pochi giorni è in libreria la ristampa anastatica della ponderosa opera, in tre volumi (Zanichelli).
Un’Enciclopedia degli aneddoti non è un libro come gli altri; infatti non è fatta per essere letta, ma per essere consultata, senza però che ci sia mai l’occasione giusta per farlo. Chi ha mai necessità di cercare un aneddoto sull’amore, la generosità, le donne o la distrazione, che dopo le risposte di ogni tipo, costituiscono le voci maggiori nell’indice generale? Forse ormai solo qualche avvocato all’antica, per condire la propria arringa finale. E in effetti proprio nell’ambiente giudiziario Palazzi aveva mosso i primi passi professionali, prima di abbandonare il diritto e scegliere le lettere.
In effetti questa Enciclopedia è figlia di un gusto letterario antico, per il quale i libri non erano solo strumenti da leggere o consultare. Potevano anche essere veri e propri passatempi, occasioni di socializzazione, trastulli eruditi, riserve dove esercitare una forma pigra di caccia. La prima zona di esplorazione per chi pratica questo sport della mente è per tradizione l’indice analitico. In esso si scoprono i filoni maggiori, si fanno i confronti, si va in cerca di curiosità e di record. Come c’era da aspettarsi il campione del genere aneddotico è Napoleone I, che vanta 236 apparizioni, fra quelle da protagonista e quelle in cui si presta a fare da spalla. Stupisce invece che la seconda posizione venga conquistata da suo nipote, Napoleone III, anche lui imperatore dei francesi, ma con successo minore. Eppure compare in 109 occasioni, mentre Alessandro Magno vanta appena 15 aneddoti, uno solo di più di Alessandro I di Russia, che riuscì a sconfiggere Napoleone ma certo non stupì il mondo come il suo omonimo macedone.
A blandire il nostro patriottismo ci sono 42 aneddoti dedicati a Garibaldi. Anche in campo musicale ce la caviamo abbastanza bene. Rossini e Verdi, con 31 e 29 apparizioni, hanno ragione di Beethoven, con 24, e di Mozart, che si ferma a 14. Solo il fuoriclasse Wagner riesce a superare i campioni nostrani con 34 aneddoti a suo favore.
Ma dopo aver dato un’occhiata alla mappa, bisogna inoltrarsi nella jungla, a rischio di perdersi. Si comincia con il califfo Aaron-el-Rascid che indennizza donne dalla battuta pronta e taglia teste senza ragione; si finisce con i dodici vitelli del romanziere italiano Luciano Zuccoli. Fin dalle prime pagine però si trovano i classici. Il sultano di Granada piange mentre abbandona la città in mano ai cristiani, la madre lo rimprovera dicendo: «Piangi come una donna per una città che non hai saputo difendere come un uomo!».
Spicca per la dovizia di apparizioni il medico irlandese Abernethy. Amava parlar poco e si ricorda un dialogo particolarmente stringato con un paziente ferito da un morso: «Una graffiata?». «Un morso». «Un gatto?». «Un cane». «Oggi?». «Ieri». Non una parola di troppo.
Ricca anche la voce dedicata a Dickens, e anche gustosa. Un aneddoto vuole che lo scrittore avesse fatto mascherare con finte rilegature le porte della propria biblioteca, inventando di persona i titoli per i falsi volumi: «Vite di gatti illustri», «Memoria sulla balena di Giona» e «Arche e architetture di Noè».
Massimo della civetteria, Ferdinando Palazzi si inserisce fra i personaggi degli aneddoti che raccoglie, ma lo fa in maniera nascosta. Le sue apparizioni avvengono nello spazio dedicato all’amico Massimo Bontempelli e sono leggeri giochi di parole: il primo è collegato all’attività di uditore giudiziario che Palazzi aveva svolto prima di dedicarsi alle lettere, con l’abitudine di deridere i propri colleghi giuristi. «Tu odi e canzoni» gli avrebbe detto il collega scrittore per incitarlo a cambiar mestiere.
E il fatto che l’autore di un’Enciclopedia degli aneddoti si metta fra i personaggi dell’opera è già di per sé un aneddoto.