Dal nucleare riparte il dialogo con l’Islam

Gianni Baget Bozzo

Il lungo colloquio tra Benedetto XVI e Tony Blair indica l'accordo del Papa con il premier britannico su due temi: il dialogo sull'Islam «moderato» e la via diplomatica nei confronti dell'Iran. Il discorso è chiaramente politico e illustra il cambiamento avvenuto in Vaticano, cioè la rinuncia a impostare i rapporti della Santa Sede con l'Islam in termini di dialogo tra religioni. I convegni di Assisi non avverranno più sotto questo pontificato.
Parlare di Islam moderato in sede dottrinale è assai difficile, perché l'Islam è una religione totale che organizza l'appartenenza alla comunità e le regole sociali che ne derivano in modo esclusivo. L'apostasia dall'Islam significa la condanna a morte per chi la compie e questo mostra quanto il mondo islamico sia lontano da quella libertà religiosa che è l'inizio della sua libertà occidentale nel suo insieme.
In tutto il mondo islamico vige ormai una repressione del Cristianesimo che non conosce eccezioni, ma solo forme più o meno gravi. Quando si parla di Islam moderato nel colloquio tra il Papa e il primo ministro inglese si parla solo dell'Islam che non pratica il terrorismo politico e talvolta lo condanna. Si tratta quindi di un dialogo molto limitato, che non toglie la conflittualità globale dell'Islam sia con il Cristianesimo e con l'ebraismo, sia il rigetto della cultura dell'Occidente. Ciò non toglie che sia possibile evitare uno scontro di civiltà ed ottenere il contenimento dell'islamismo politico in termini non cruenti. Del resto, la comunità islamica è ben lungi dall'essere unita e non lo è mai stata. La guerra irachena ha raggiunto il risultato di diminuire l'uso del terrorismo nei confronti dell'Occidente e di trasformare il terrorismo in un mezzo di lotta politica e religiosa tra sunniti e sciiti in Irak.
Non accadrà mai che l'Islam riconosca i diritti di Israele all'esistenza su una terra in cui Maometto giunse quasi alla visione di Dio e fu stabilito come profeta. Ma non è detto che ciò conduca a conseguenze politiche.
L'Occidente è chiamato a praticare la differenza tra politica e religione che è il suo principio, anche nei confronti del mondo islamico. Così si spiega il favore che il Papa accorda alla posizione britannica sulla via diplomatica per giungere a un accordo con l'Iran circa lo sviluppo dell'energia nucleare in quel paese. L'Occidente non può rischiare un intervento armato in Iran per distruggere il potenziale nucleare iraniano: nonostante la differenza tra sunniti e sciiti, questo sarebbe un vero scontro di civiltà. Anche gli Stati Uniti si sono recentemente avvicinati a questa posizione, che quindi consiste nel non assumere le dichiarazioni religiose come impegni politici e militari. Convivere con il rinascimento dell'Islam in terra musulmana è un compito difficile per l'Occidente che non è in grado di sostenere una guerra di religione in cui il terrorismo sarebbe la componente religiosa. Il principale problema che riguarda tutto l'Occidente oggi è quello di comporre il conflitto tra sunniti e sciiti in Irak. Un compito che risulta sempre più difficile e che pone problemi anche nei tempi e nei modi del ritiro della presenza italiana a Nassirya. Un ritiro non concordato in tempi o modi dovuti con le autorità irachene e i comandi occidentali è certamente contro l'interesse dell'Italia come nazione e come paese occidentale.
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