Il nucleare è la torta, l’eolico al massimo una costosa ciliegina

Caro Granzotto, accompagnate una campagna pubblicitaria accattivante, due belloni e una simpatica ragazza che in un baleno e senza sporcare installano pannelli solari e pale eoliche a famigliole felici, lasciando intendere che da quel momento, oltre a risparmiare sulla bolletta, aiutano a salvare il pianeta dal riscaldamento globale, sono state messe sul mercato azioni dell’«energia verde». Da quanto leggo l’interesse dei risparmiatori è alto e ciò mi fa pensare che l’idea del ricorso alle fonti alternative ha sfondato. Purtroppo questo renderà più arduo il ritorno al nucleare che secondo me resta la fonte di energia alternativa e pulita più efficace che ci sia Lei cosa ne pensa?
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Aggiunga, caro Marino, che installando un paio di pannelli solari sul tetto si guadagnano anche punti in quella attività indeterminata ma molto à la page che chiamasi «impegno nel sociale». Son cose che contano e sulle quali contano le industrie. Come avrà notato, di ogni prodotto, sia esso una automobile o un tostapane, ora viene massimamente posta in evidenza la percentuale di “emissioni” che, se basse, andranno ad alleggerire la personale “carbon print”, la propria impronta ecologica (in pratica, misurerebbe quanto si contribuisce, vivendo e consumando, alla produzione dei gas serra responsabili, secondo la nota e definitivamente smentita menzogna ambientalista, a surriscaldare il pianeta). Naturalmente non possiamo non dirci felici per l’apparente (aspettiamo a vedere se poi, nella pratica, è reale, autentico) entusiasmo attorno alle fonti solari ed eoliche di energia. Le quali, se non altro, rappresentano un piccolo ma significativo contributo alla lotta all’inquinamento atmosferico, questo sì un problema serio e concreto. Il guaio, però, che oltre ad essere discontinue (se non c’è sole, se manca il vento, niente energia pulita), oltre a devastare, se prodotte in larga scala - attraverso i famigerati parchi eolici, per intenderci - il paesaggio e dunque a degradare l’ambiente, esse sono anche costose. E a pagarne il costo non è l'utente diretto, quello che s’è fatto installare i pannelli fotovoltaici, mettiamo, ma il contribuente e il consumatore in genere. Non mi riferisco ai soli contributi e sovvenzioni statali all’utilizzo dell’energia “verde”, che comunque son sempre soldi scuciti dal contribuente. Dalla Francia, molto più avanti di noi nell’eolico e nel solare, arriva infatti una notizia poco lieta: dal prossimo anno la bolletta dell’elettricità subirà un aumento del 4 per cento. Servirà, quel 4 per cento in più, ad alleggerire i costi di acquisto dell’energia solare prodotta dai cittadini (che, come in Italia, è immessa nella rete e da lì ridistribuita). Prezzo d’acquisto, 58 centesimi il kilowattora, prezzo di vendita in rete, 10 centesimi. Ballano dunque 60 centesimi che l’Edf - Électricité de France - è costretta a recuperare, almeno in parte, attingendo al borsellino dei consumatori.
Quella che viene dalla Francia è una poco allegra notizia, caro Marino, perché conferma quanto già si sapeva ma si preferiva, per amor ecologico, tacere: le energie alternative non sono competitive. Sono belle, sono buone, ma costano assai. Attualmente, ma non si vede come il dato possa cambiare in futuro, più del nucleare. Al quale dunque, nel campo delle energie alternative, pulite e rinnovabili, non c’è alternativa. Questo non significa che spazzerà via dal mercato le altre: anche se un po’ costoso, il valore ambientalista di uno scaldabagno alimentato dai pannelli solari resterà immutato, e così l’orgoglio di poter esibire una “carbon print” più leggera. Ma c’è poco da fare: la vera lotta all’inquinamento e alla iugulatoria dipendenza dai signori del petrolio avrà inizio solo quando le centrali nucleari cominceranno a produrre energia.