Nuova biblioteca dedicata a Pomodoro

Mercoledì l’apertura al pubblico con la mostra sul pittore Gastone Novelli, professore di Brera e amico di gioventù dell’artista. Esposti 200 quadri

Francesca Amé

Generoso con la sua città e ancor di più con i compagni di avventura artistica, lo scultore Arnaldo Pomodoro anziché concentrarsi solamente sul suo lavoro ha regalato a Milano uno spazio espositivo, quello della Fondazione che porta il suo nome, intelligente e suggestivo. Suggestivo perché dal complesso delle ex officine Riva & Calzoni, al civico 35 di via Solari, sono rinati tremila metri quadrati di luce e di spazio, sapientemente ordinati su più livelli. Intelligente perché propone di volta in volta una selezione di opere del maestro (ora si possono ammirare, tra le altre, la «Sfera n.1» e «La colonna»), ma anche perché presto diventerà un luogo museale vero e proprio. Apre infatti al pubblico dal prossimo mercoledì la biblioteca della fondazione, un fondo di circa 3.500 volumi di proprietà dello scultore, che comprende periodici italiani e stranieri, testi di studio e qualche romanzo. «Ho fatto pulizia in casa» scherza Pomodoro, che mette così a disposizione di studenti e studiosi un'importante raccolta di testi dedicati all'arte contemporanea e alla scultura.
È in questa sede che Milano finalmente omaggia uno dei grandi geni della pittura del Dopoguerra: quel Gastone Novelli che visse tra Roma, il Brasile e la città della Madonnina, dove fu docente all'Accademia di Brera quando, quarantatreenne, scomparve prematuramente nel 1968. L'antologica «Gastone Novelli» (sino al 10 maggio, catalogo Skira), con le sue duecento opere, è la più grande esposizione mai dedicata all'artista ed è costata un gran lavoro ai curatori Flaminio Gualdoni, direttore artistico della Fondazione, e a Walter Guadagnini. Commosso l'omaggio di Arnaldo Pomodoro all'amico di gioventù con cui, al seguito di Lucio Fontana e insieme a Turcato, Dorazio e Dangelo, formava il gruppo «Continuità». Si era sul finir degli anni Cinquanta e l'Italia artistica era tutta un fermento, grazie anche alle mostre organizzate da Peggy Guggenheim che tenevano vivi i rapporti con gli Stati Uniti. Quella stagione è passata, ma oggi Pomodoro ricorda: «È stato un periodo molto bello: penso all'amicizia con Novelli, che era l'artista con cui mi intendevo di più». E non è un caso che nell'ampia mostra a lui dedicata ci sia spazio anche per gli studi di scultura compiuti dall'eclettico pittore. All'inaugurazione della mostra era presente anche Ivan, figlio di Novelli, che insieme alla madre è stato geloso custode delle opere paterne, ora conservate in un archivio a lui dedicato.
Il viaggio nel mondo pittorico di Novelli procede a ritroso: la mostra comincia infatti con le grandi tele della maturità (lunghe oltre 5 metri), tra cui spicca «Rosso fiore di Cina». È poi ricostruita la sala della Biennale di Venezia del '68 che Novelli chiuse al pubblico per protesta contro il clima confuso che regnava in quel periodo. Si prosegue con i dipinti e le opere su carta che, nell'arco di una dozzina d'anni, hanno spaziato dalla pittura informale, ai quadri impregnati di parole, a tele sempre più vuote e bianche, quasi svuotate. Ci sono anche lavori densi di colori e di immagini, che richiedono all'osservatore diverso tempo per essere colti nei tanti dettagli: tra questi, spiccano «Il re sole», «New York Notes», ma anche «Il viaggio di Grog». Questa pittura visionaria - spesso sarcastica e dissacrante, specie nei testi inseriti nelle tele - non fu l'unica occupazione del poliedrico artista: il piano superiore della mostra illustra anche la sua attività editoriale di disegnatore per autori come Beckett e Manganelli.