Nuove regole per le banche cooperative

Gian Maria De Francesco

da Roma

Un regalo di Natale tanto atteso dal mondo del credito cooperativo. Il ministro della Attività produttive, Claudio Scajola, ha firmato il decreto che regola la vigilanza su questo tipo particolare di banche. La normativa ha come scopo principale l’accertamento dei requisiti mutualistici degli istituti e individua i soggetti abilitati a effettuare tali revisioni in Federcasse, l’associazione delle banche di credito cooperativo, e nelle altre associazioni locali. Ogni due anni l’attività cooperativa di ogni singolo istituto sarà passata al vaglio dai revisori. Il ministero avrà la possibilità di effettuare ispezioni straordinarie nel caso si accertino violazioni di particolare gravità, mentre la vigilanza sull’attività bancaria resta di competenza di Via Nazionale.
«Questo importante provvedimento - ha commentato il ministro Scajola - investe ben 440 banche che sono diffuse su tutto il territorio e rappresentano, per il fortissimo radicamento, un importante supporto alle economie locali». Un’attestazione di merito che lusinga anche i diretti interessati. «Siamo soddisfatti - spiega al Giornale il direttore generale di Federcasse, Franco Caleffi, che ha collaborato alla stesura del regolamento - perché oltre a essere banche siamo cooperative a carattere mutualistico e ci viene riconosciuta la capacità di vigilare e certificare gli aspetti rilevanti della mutualità», ovvero sulla destinazione della maggior parte dei dividendi a fini sociali. La predisposizione di un elenco di revisori, sottolinea Caleffi, è una «garanzia di professionalità», un aspetto non irrilevante in un momento in cui «si pone particolare attenzione ai controlli».
Il risvolto finanziario è tutt’altro che trascurabile. Le banche di credito cooperativo rappresentano il primo istituto di credito italiano per numero di filiali (3.563 a fine agosto), il terzo per patrimonio (13,1 miliardi di euro) e con un volume di impieghi pari a 80,7 miliardi. I tassi di crescita degli ultimi anni sono stati superiori alla media dell’intero sistema bancario italiano. Un’Opa sullo stile Unipol potrebbe rappresentare una tentazione? «No - taglia corto Caleffi - perché puntiamo a sviluppare il nostro sistema mettendoci sempre al servizio delle comunità locali».