Nuovo farmaco per le infezioni da funghi

Anna Maria Greco

Si chiama posaconazolo ed è alla base di un nuovo farmaco «salvavita» che aiuta a combattere le più gravi infezioni da funghi, soprattutto in pazienti che hanno le difese immunitarie basse a causa di terapie per trapianti (in particolare del midollo) o di trattamenti chemioterapici per tumori ematologici, come la leucemia.
Il medicinale, nato dalla ricerca Schering-Ploughm, è stato presentato ieri in una conferenza stampa a Roma ed è già disponibile in Italia, ma con rimborso del Servizio sanitario nazionale solo per la terapia delle micosi invasive e non per la profilassi. Presto, però, potrebbe ottenere il via libera anche per i trattamenti di prevenzione, perché nei giorni scorsi ha avuto l’ok in questo senso dell’Emea (l’Agenzia europea per la valutazione dei farmaci).
«Si tratta di un’arma potente - spiega Claudio Viscoli, ordinario di Malattie infettive all’università di Genova - e per pazienti immunocompromessi prevenire è meglio che curare». Quando i globuli bianchi diminuiscono vertiginosamente per le terapie tumorali, anche le infezioni più diffuse possono diventare dei killer. «Secondo studi italiani condotti in 18 centri ematologici - dice Livio Pagano, dell’istituto di Ematologia dell’università Cattolica di Roma - il 5 per cento dei pazienti con emopatie maligne, e l’8 per cento di chi si sottopone a trapianto da donatore va incontro a micosi maligne. Con conseguenze da non sottovalutare, perché a quel punto il tasso di mortalità dei malati oscilla dal 30 al 70, fino anche al 90 per cento».
Si capisce, dunque, l’importanza del medicinale che nasce dalla molecola di posaconazolo per chi è refrattario alle terapie standard. Anche se, avverte Viscoli, va prescritto solo a quei malati che ne hanno bisogno, «altrimenti questa terapia rischia di diventare inefficace in pochi anni per via della resistenza ai farmaci che inevitabilmente, prima o poi, si determina con i funghi come con i batteri».
Pagano illustra gli studi multicentrici che dimostrano le numerose caratteristiche positive di questa molecola e ne hanno permesso la registrazione con l’indicazione alla profilassi. In particolare, l’ottima biodisponibilità e la bassa tossicità, ma soprattutto il suo ampio spettro di azione sia per le infezioni da lieviti, spesso contratte in ospedale, sia da muffe che invece si contraggono dall’ambiente esterno. «È una qualità fondamentale - osserva l’ematologo - per un farmaco da usare su malati ad alto rischio».