Nuovo look all’avanguardia per la Biblioteca Hertziana

Un gigante in punta di piedi. Così si potrebbe definire la struttura architettonica che accoglierà la nuova Biblioteca Hertziana di via Gregoriana 28, che con i suoi trecentomila libri è il miglior centro di documentazione al mondo per la storia dell’arte italiana. Con una grande «Richfest» - festa della copertura - in cui si sono sventolati i colori di Roma, dell’Italia e della Germania, si è appena celebrato il completamento della copertura del nuovo edificio, iniziato nel 2003 per sostituire la vecchia biblioteca degli anni Sessanta, del tutto inadeguata agli standard di sicurezza.
Il progetto, vincitore di un concorso internazionale, è del famoso architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, ed è stato finanziato dall’Istituto tedesco Max Planck e sostenuto dal Comune di Roma. Sarà un vero apripista per la capitale, in quanto è riuscito a superare enormi sfide, come quella di mantenere inalterate le facciate di due palazzi storici (Palazzo Zuccari e Palazzo Stroganoff) e di non gettare fondamenta tradizionali - peraltro in un terreno geologicamente instabile - invadendo i preziosi lacerti archeologici della villa di Lucullo.
Il ninfeo degli horti luculliani, magnificato da Plutarco ancora un secolo dopo la morte del generale romano, era riapparso un anno fa, svelando uno splendido mosaico policromo del I secolo dopo Cristo, di otto metri quadrati. Accanto, erano riemersi i muri di epoca repubblicana in opus reticolatum con rosse decorazioni fitomorfe, una vasca con marmi pregiati e, infine, un intricato sistema di cunicoli che irrigava il giardino, interessante testimonianza dell’ingegneria idraulica romana.
Per salvare questo patrimonio e renderlo visitabile, un gruppo di ingegneri italiani, coordinato dall’architetto Enrico Da Gai, ha sviluppato l’idea di far poggiare il pesantissimo corpo edilizio solo sulla distanza che lo separa dagli scavi archeologici sottostanti. Tra via Gregoriana e via Sistina, sopra le preesistenze archeologiche è stato steso un architrave-ponte in cemento armato, poggiante su due palafitte laterali composte da micropali d’acciaio, lunghi una cinquantina di metri. All’interno di questo ponte, un sistema di cavi metallici tesi da potenti martinetti idraulici consentirà di regolarne la capacità portante in base al peso che si aggiungerà, via via, nella biblioteca. Sopra il ponte e intorno a un grande lucernario, si sviluppano i piani di una corte trapezoidale, dove saranno ospitati i libri e le sale di lettura, culminanti con una terrazza dalla splendida vista sulla città.
«Roma è una città sotterranea e allo stesso tempo offre un magnifico panorama dall’alto. Il mio lavoro ha voluto valorizzare questi punti di vista nel pieno rispetto del formidabile palinsesto storico del luogo», spiega l’architetto spagnolo.