Il nuovo Museo del Novecento: Milano diventa centro dell'arte

Musica e spettacoli per una grande festa in onore dell’arte: lunedì inaugura il Museo del Novecento. L'Arengario torna agli antichi splendori: uno spazio da visitare con il corpo per entrare in contatto con una serie infinita di capolavori. Dal <em>Quarto Stato</em> all'arte povera: <strong>guarda <a href="/fotogallery/museo_novecento_spazio_scoprire/museo--novecento/id=2633-foto=1-slideshow=0">la gallery</a> - <a href="/video/milano_apre_museo_novecento/id=novecento_inaugura">il video</a></strong>. La Moratti: &quot;Sarà un punto di riferimento per i milanesi&quot;

Milano - La sera, quando il cielo si fa scuro e le luna a stento disegna i contorni delle guglie del Duomo, dalla Torre dell'Arengario un arabesco di luce azzurrata sembra far scivolare tutta la propria magia sulla piazza. E' il Neon costruito da Lucio Fontana per la IX Triennale del 1951. Negli ultimi giorni, in un laborioso lavorio che ha attirato l'attenzione di migliaia di passanti, 25 lastre dal peso di 500 chili ciascuna sono state trasportate con meticolosa attenzione. Quel soffitto spaziale che un tempo decorava il ristorante dell'Hotel del Golfo sull'Isola d'Elba, oggi è già - insieme al Neon - uno dei simboli del nuovo Museo del Novecento che aprirà (dopo mille e cento giorni di lavori) le proprie porte al pubblico, con grande soddisfazione del sindaco di Milano Letizia Moratti che lo ha fortemente voluto.

Un’installazione non un’architettura "Uno spazio da visitare con il corpo per entrare in contatto con una serie infinita di capolavori, che abbiamo visto tante volte riprodotti sulle copertine dei libri di tutto il mondo", racconta l’architetto Italo Rota che, insieme a Fabio Fornasari ha disegnato il nuovo spazio museale. Una installazione per attivare il b-side di piazza del Duomo che ha sempre vissuto dell’eterno successo della Galleria. "Un riequilibrio necessario per un centro a trecentosessanta gradi, religioso e profano, che riflette l’anima della nostra città", puntualizza Rota. Esteso su una superficie di oltre 8mila metri quadri, il Museo del Novecento ospita quattrocento le opere che, appartenute a lungo alle Civiche raccolte del Comune di Milano, trovano finalmente casa. "Collezioni importanti all’interno di un edificio che è parte della storia del XX secolo – spiega la Moratti – destinato a diventare un punto di riferimento per i milanesi rafforzando l’identità di Milano e, allo stesso tempo, il suo prestigio internazionale a livello culturale".

Il percorso del museo "Milano, il Museo e l'Arengario sono racchiusi in un percorso che si attraversa come una grande installazione che incorpora l'osservatore per mostrargli passo per passo gli incroci con gli episodi della storia dell'arte più alti del Novecento", spiega Fornasari. Proprio per questo il percorso inizia dal Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo che dieci giorni fa è stato trasportato dalla Gam di Villa Reale sotto gli sguardi interrogatori dei milanesi. E' da qui che parte uno straordinario percorso alla scoperta dell’arte del XX secolo e in modo particolare di quelle correnti che hanno fatto grande la città di Milano. Prima di immergersi nel Futurismo, movimento che si è sviluppato proprio nel capoluogo lombardo a partire dal 1909, si attraversa un’ampia sezione dedicata alle Avanguardie internazionali della collezione Jucker, acquisita dal Comune di Milano nel 1992 e di cui numerose opere sono presenti, oltre che in questa prima parte, in altre sezioni del museo. La sala delle Colonne è dedicata a Umberto Boccioni, con una collezione unica al mondo che comprende il manifesto pittorico del futurismo Elasticità. Quindi una sezione interamente dedicata al Futurismo con opere di Giacomo Balla, Carlo Carrà, Gino Severini, Ardengo Soffici, Achille Funi, Fortunato Depero, Mario Sironi.

Tra neon e concetti spaziali A Fontana è stato dedicato il salone della Torre dell’Arengario progettato come un’enorme opera ambientale allo scopo di allestire il soffitto del 1956 proveniente dall’Hotel del Golfo di Procchio all’Isola d’Elba e di fa librare nel vuoto il Neon del 1951. Da qui ci si affaccia su piazza del Duomo: una vista panoramica di 180 gradi che permette di osservare la piazza e la Cattedrale avvolti in un silenzio surreale e suggestivo. Al terzo piano si trova una sala dedicata ad Alberto Burri e alle opere degli anni Cinquanta dei maggiori maestri italiani. La sezione conclusiva, oltre 1200 metri quadri situati nella manica lunga al secondo piano di Palazzo Reale e collegati all’Arengario da una passerella sospesa, è dedicata agli anni Sessanta per poi proseguire con una grande sezione riservata all’arte cinetica e programmata, il realismo esistenziale, la pittura analitica e all’arte povera.

Un reagalo per tutti i milanesi Gratuito fino a tutto febbraio 2011, il Museo inaugurerà con una grande festa interamente dedicata alla città: musica e intrattenimento per festeggiare l’arte e la cultura. L’appuntamento è alle ore 16 di lunedì prossimo quando, in concomitanza con l’apertura delle porte del nuovo spazio, avrà inizio una serie di eventi dentro e fuori il Palazzo dell’Arengario. "Il Museo del Novecento – spiega la Moratti – è un luogo prestigioso, nel cuore della città, dove poter conoscere e approfondire l’arte del Novecento ammirando le grandi collezioni che Milano ha ereditato e costruito nel tempo incrementando le Civiche Raccolte milanesi". Un patrimonio della città che con questo museo diventa opportunità di conoscenza per tutti. Soddisfatto anche l'assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory: "Tutti noi siamo figli del Novecento che è tutt’altro che un secolo breve. È un secolo sconfinato. Un ponte ideale fra un passato che non passa e un futuro di cui abbiamo bisogno. E questo museo vuole riconoscere e rappresentare tale relazione che pone interrogativi sulla nostra identità".

Tre anni di intenso lavoro Tre anni di lavori per 140mila ore di attività complessive e una media di 80 operai e di 25 di restauratori altamente specializzati in cantiere al giorno. Questi sono alcuni numeri che rendono l’idea della grande attenzione che Palazzo Marino ha dedicato al recupero di un luogo emblematico della città. Con la trasformazione dell’Arengario la Moratti ha, infatti, voluto ridar vita a un lato di piazza Duomo che fino ad oggi ha vissuto in un buio quasi profondo. "I musei nascondono per mostrare - spiega la Pugliese - abbiamo cercato di ribaltare questo assioma pensando ad un museo proiettato verso la città, che si snoda intorno a più fulcri".