Il nuovo totem si chiama computer

Caro Granzotto, lei ammette di non avere formazione scientifica. Non importa: per ragionamento e spirito logico lei ha trovato una risposta perfetta sulla validità dei modelli matematici. Parlando di computer gli americani usano un acronimo molto persuasivo: GIGO (Garbage In Garbage Out). Traduco: se introduci immondizia ne ricavi immondizia. Solo gli stupidi credono che i computer diano delle risposte magiche ed infallibili. La stessa regola vale per i modelli matematici, ma quel tale non lo sapeva. Probabilmente egli pensa che mediante un modello matematico si possa calcolare la data e l’ora della morte di chiunque. Di nuovo complimenti e saluti cordiali.



Sa che ho appena ricevuto dal professor Franco Battaglia la rappresentazione grafica di un modello matematico? Non le dico la soddisfazione, caro Maletto, di poter finalmente aver sott’occhio il Totem degli ambientalisti di area derviscia. Il modello in questione attestava che in conseguenza dell’effetto serra causato dalla CO2 antropica, cioè prodotta dall’uomo e dalle sue attività, l’aumento di temperatura a 10 chilometri sopra l’equatore risulta tre volte più alto dell’aumento misurato a terra. Come a dire che, nell’attesa di farci finire tutti arrosto, il «global warming» si sta facendo i muscoli nella stratosfera. Unito al modello matematico, il professor Battaglia mi ha fatto avere anche un grafico delle temperature periodicamente registrate a 10 chilometri d’altitudine, e sempre sopra l’equatore, con le radiosonde, ovvero con pertinenti strumenti scientifici. E oh stupore oh maraviglia ne vien fuori che non solo non v’è aumento di temperatura (men che meno triplo), ma, al contrario, un calo di essa. Ora, ad una Spectre ambientalista che spara balle a tutto spiano con la complicità dell’Onu ed il plauso dell’Accademia delle Scienze dispensatrice dei Nobel ci si può anche passar sopra. Qualcuno arrivò persino a dire che l’Urss di Stalin era il paradiso dei lavoratori, quindi figuriamoci. La cosa che dà da pensare è un’altra, è che tanta brava gente seguiti a far proprie le balle di Al Gore e compagni senza avvertire il bisogno di dar loro una controllatina, senza passarle al vaglio del dubbio. E così facendo andando ad ingrossare le fila delle vittime di un reato assai poco decoroso per chi ne fa le spese: la circonvenzione di incapace.
Aveva ragione Giorgio Manganelli, caro Maletto: questo non è il secolo della fede. È il secolo della credulità. E non c’è il minimo dubbio che la credulità, la dabbenaggine, sia favorita dalla divinizzazione del computer (ha fatto caso che nel puntiglioso elenco delle cose da non fare, degli strumenti da non usare, delle abitudini da cambiare per non appesantire la propria «carbon footprint» e salvare così il pianeta non figura il computer e la sua utilizzazione?). È come lei dice: ormai si è imposta l’opinione che illuminati dalla grazia tecnologica i computer diano necessariamente risposte infallibili, veritiere e obiettive a qualsiasi interrogativo. Che in Internet ci sia tutto e la soluzione a tutto. Qualcuno arriva addirittura a sostenere, e quel qualcuno è nei dintorni, che solo il computer «forgia il grande giornalista». Perché permetterebbe di scrivere con chiarezza, precisione e sintesi, «insomma, il giornalismo», cosa impossibile «negli anni di barbarie», quelli della Lettera 22. Se così stanno le cose, e stanno così, urge modello matematico sull’incremento del «global dizziness», il rimbambimento globale.
Paolo Granzotto