Obama chiede rinforzi e solo l’Italia risponde

WashingtonGli americani sono confusi. Il discorso di Barack Obama sull’invio di nuove truppe in Afghanistan ha sollevato parecchi punti interrogativi. Indecisi, ad eccezione dell'Italia che si è immediatamente schierata al fianco del presidente americano, sono stati gli alleati della Nato. La Francia ha lasciato trapelare incertezza, la Germania ha preso tempo, l'Inghilterra ha promesso un piccolo contributo ed il Giappone ha applaudito ma non parteciperà in alcuno modo. Il ministro della Difesa Robert Gates spera di vedere il numero delle truppe alleate in Afghanistan aumentare da 44 a 50mila.
«In gioco - ha spiegato Silvio Berlusconi - c’è anche la lotta al terrorismo e la nostra sicurezza». Il premier ha poi reso noto d’avere avuto strette consultazioni sull'Afghanistan con gli Stati Uniti e di condividere la strategia annunciata da Obama. «L’Italia farà la sua parte - ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini - ci auguriamo che gli alleati facciamo molto, anzi moltissimo come faremo noi».
Parlando all’accademia di West Point davanti a 4mila cadetti Obama ha tentato di convincere gli americani sulla necessità di sconfiggere «il cancro» della ripresa dei talebani e dell’esistenza attiva di Al Qaida al confine con il Pakistan. Per raggiungere questo scopo il presidente ha citato, contraddicendo però se stesso e gli obiettivi da raggiungere, la necessità improrogabile di aumentare il numero delle truppe e il ritiro delle stesse entro 18 mesi.
Il piano Obama, invio di ulteriori 30mila uomini a fine mese ed inizio del ritiro entro luglio 2011, è stato definito «rischioso» e «irrealistico» nonché troppo corto per sconfiggere il nemico, ma troppo lungo per il contribuente che deve pagare il conto ed attendere col cuore in gola notizie dei parenti al fronte. E in America c’è già chi accusa il presidente di tradimento, di aver seppellito la speranza, pacifisti in testa, convinti di essere stati «traditi».
«Annunciare la data del ritiro ancora prima dell’inizio delle operazioni per ribaltare l’esito della guerra - ha commentato il senatore repubblicano del Texas John Coryn - trasmette un messaggio confuso sia ai nostri amici che ai nostri nemici». «Non vedo alcuna ragione pratica - ha fatto eco la deputata democratica di New York Louise Slaughter - di mandare in Afghanistan altri 30mila soldati quando abbiamo nel nostro Paese gravi problemi economici». I talebani intanto hanno già promesso sangue a fiumi.
Obbligato ad affrontare anche l’argomento costi, Obama ha ammesso che la nuova strategia sarà costosa perché i contribuenti si vedranno aggiungere per il prossimo anno ulteriori 30 miliardi cui fare fronte. «Nel 2011 - ha spiegato il professor Andrew Bacevich della Boston University, ed ex ufficiale - il presidente si troverà davanti a scelte molto sgradevoli. Dovrà decidere fra il ritiro promesso oppure estendere la presenza delle truppe in una guerra impopolare. Se i talebani non saranno stati sconfitti, per un presidente in corsa per la rielezione del 2012, richiamare i ragazzi a casa per mantenere la parola data, significherà esporsi come commander in chief assolutamente inefficiente».