Obama in Egitto: "Sono qui per fare la pace con l'islam"

Grandi segnali di distensione: &quot;L'Islam fa parte dell'America&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=356434">Obama conquista il Cairo</a></strong>. Chiede ai palestinesi di &quot;mettere fine agli attacchi&quot; e a Israele dice: &quot;L'unica soluzione è quella a due Stati&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=356436">Iran e Hezbollah dicono subito no</a></strong>

Il Cairo - Il presidente Obama ha proposto al Cairo "un nuovo inizio" nei rapporti tra Stati Uniti e musulmani nel mondo "basato sul rispetto reciproco e sull’interesse reciproco. Il ciclo di sospetto e di discordia deve terminare. Non c’è dubbio: l’Islam fa parte dell’America. C’è una moschea in ogni stato americano e il Paese ha eletto "un presidente che si chiama Barack Hussein Obama". Tra i doveri della sua carica vede quello di "combattere contro gli stereotipi negativi sull’Islam, ovunque appaiano. Una partnership tra l’America e l’Islam deve essere basata su ciò che l’Islam è, non su quello che non è". Obama va alle radici del problema: "L’11 settembre è stato un trauma enorme per l’America. La paura e la rabbia provocati sono comprensibili ma, in alcuni casi, ci ha portato ad agire in modo contrario rispetto ai nostri ideali". E secondo il presidente "gli estremisti violenti hanno sfruttato la tensione esistente tra i musulmani e l’Occidente".

Israele e Palestina Quindi il presidente guarda a Israele: "La libertà di religione è centrale per la possibilità dei popoli di vivere insieme. Dobbiamo sempre esaminare i modi in cui possiamo proteggere questa ricchezza: questo vale per i Maroniti in Libano come per i Copti in Egitto. I nostri legami con Israele sono inattaccabili, ma il popolo palestinese sta vivendo una situazione intollerabile. L’America non volterà le spalle alle legittime aspirazioni palestinesi alla dignità, opportunità ed uno Stato proprio". Obama chiede ai palestinesi di mettere da parte gli attacchi a Israele e a Gerusalemme di rinunciare a nuove colonie. L’unica soluzione per le aspirazioni di israeliani e palestinesi "è quella di due Stati che convivono in pace e sicurezza. Questa è la strada che intendo perseguire. È nell’interesse di Israele, della Palestina, dell’America e del mondo" ha aggiunto Obama.

L'Iran e il nucleare Il messaggio all'Iran e all'Islam radicale è chiaro: "Sei milioni di ebrei sono stati uccisi dal Terzo Reich. Negare questo fatto è assurdo e odioso. Minacciare Israele di distruzione è profondamente errato". Poi c'è il punto del nucleare: "La crisi nucleare con l’Iran è a un punto decisivo. A nessuna nazione deve essere concesso di avere armi nucleari. Ma anche l’Iran dovrebbe avere accesso al nucleare pacifico. Prima però deve aderire al trattato di non-proliferazione".

Guerra in Iraq La democrazia, dice il presidente americano, non si può imporre. Rivolgendosi all’Islam Obama riconosce che sul tema della "promozione della democrazia" c’è stata negli ultimi anni una pesante "controversia legata alla guerra in Iraq. Lasciatemi dirlo con chiarezza: nessun sistema di governo può o dovrebbe essere imposto da una naziona a un’altra". Ciò non vuol dire, aggiunge, che tutti i sistemi si equivalgano. Dire che la democrazia non può essere imposta, dice Obama, non "vuol dire indebolire il mio impegno verso quei tipi di governo che rispecchino la volontà popolare. Ma ogni nazione dà vita a questo principio nel suo modo peculiare, basato sulle sue tradizioni. L’America non ha la pretesa di avere la ricetta giusta per tutti... Ma sono convinto che tutti, in tutto il mondo, debbano aspirare ad alcui diritti dibase: la libertà di esrepssione, la fiducia in una legge uguale per tutti e in una giusta amministrazione, un governo trasparente, che non si approfitti della cittadinza, che sia onesto, e la libertà per ciascuno di scegliere la vita e lo stile di vita che preferisce. Queste non sono idee americane, ma diritti umani di base, che sosterremmo e per cui combatteremo ovunque".

No a basi in Afghanistan Obama ha assicurato che gli Usa non mirano a una presenza a lungo termine in Afghanistan. "Non vi sbagliate, noi non vogliamo mantenere le nostre ruppe in Afghanistan, non puntiamo ad avere basi lì" ha affermato il president all’Università del Cairo, "per l’America è penoso perdere i nostri giovani uomini e donne, è costoso e politicamente difficile portare avanti questo conflitto. Saremmo felici di riportare a casa fino all’ultimo soldato se potessimo essere fiduciosi che in Afghanistan e Pakistan non ci sono estremisti decisi a uccidere più americani possibile, ma purtroppo questo non è il caso" ha spiegato.  

Atterraggio Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è arrivato al Cairo, proveniente da Riad. L’Air Force One è atterrato alle 9,05 circa (le 8,05 in Italia). Obama è stato accolto in aeroporto dal ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, che lo ha salutato ai piedi della scaletta dell’aereo e dall’ambasciatrice americana al Cairo, Margaret Scobey. La Casa Bianca ha fatto sapere che Obama ha lavorato ancora ieri sera, nella tenuta del re saudita Abdullah, per mettere a punto il discorso dell’università del Cairo sul dialogo con il mondo musulmano.

Da Mubarak Preceduto da uno squadrone a cavallo della guardia d’onore, il corteo delle auto del presidente Usa è arrivato al palazzo presidenziale di Koubba, una gigantesca villa fatta costruire dal Khedivè Ismail nella seconda metà dell’800, divenuta poi sede dei re Fuad primo e di Faruq, e ne ha percorso i lunghissimi viali alberati. Sul portone d’ingresso del palazzo, Obama è stato salutato con un abbraccio dal presidente egiziano, Hosni Mubarak. Dopo un breve scambio di battute davanti al portone. i due presidenti hanno ascoltato gli inni nazionali e sono poi entrati per salutare gli ospiti - tra i quali la segretaria di Stato, Hillary Clinton - e cominciare un colloquio sulla situazione in Medio Oriente.

Farà anche il turista Il programma di Obama al Cairo prevede anche visite culturali alla Moschea del Sultano Hassan e l’inevitabile visita alle Piramidi e alla Sfinge. Obama, a differenza del suo predecessore George W. Bush, ama accompagnare le sue visite politiche a soste turistiche. In Turchia l’inquilino della Casa Bianca visitò la Moschea Blu e Santa Sofia, un modo per rendere omaggio alla cultura musulmana. Al Cairo sarà la volta della Moschea del Sultano Hassan, situata nella piazza del Saladino e una delle più importanti del mondo islamico. Dopo la visita in Germania al campo di concentramento di Buchenwald e in Normandia di un cimitero militare americano (per il 65/mo anniversario dello sbarco) Obama dedicherà la sua prossima tappa veramente turistica a un giro di Parigi, accompagnato dalla moglie Michelle e dalle due figlie. La first lady prolungherà la sua visita a Parigi fino a lunedì prossimo mentre Obama tornerà a Washington domenica.