Obama: "Non sono musulmano" La paura diventa un’ossessione

È nero, ma la famiglia del padre biologico era musulmana. Ha
vissuto 10 anni in un Paese islamico, l’Indonesia, frequentando scuole pubbliche, dunque musulmane. In realtà Barack è cristiano. Eppure la rete moltiplica gli attacchi. E lui caccia dai comizi le ragazze col velo

Barack è il suo primo nome, ma il secondo è Hussein; come Saddam Hussein. Di cognome fa Obama che, cambiando una sillaba, suona Osama. È nero, ma la famiglia del suo padre biologico era musulmana, e lui ha vissuto dieci anni in un Paese islamico, l’Indonesia, frequentando per un paio d’anni le scuole pubbliche, dunque musulmane. In realtà Barack Obama è cristiano e, come racconta nella sua biografia, la fede ha avuto un ruolo fondamentale nella sua evoluzione personale e politica. Ma quei trascorsi e quei nomi sono più che sufficienti per alimentare le voci sulla sua religione.

Centinaia di migliaia di americani sono convinti che Obama non sia cristiano, bensì, segretamente, musulmano e molti altri elettori dichiarano di avere le idee confuse al riguardo. Chi lo afferma? Non certo i media ufficiali, ma fonti, naturalmente anonime, su Internet, attraverso i blog e, soprattutto, e-mail intitolate «Stai attento, molto attento» o più perfidamente «Chi è davvero Obama?».

Guai a sottovalutare le calunnie, che in America in tempi recenti hanno avuto conseguenze devastanti proprio in campagna elettorale. Lo sa benissimo McCain, che fu eliminato dalle primarie repubblicane del 2000 per presunta immoralità. Lo ha imparato il democratico John Kerry, il cui patriottismo, alle presidenziali del 2004, fu messo in dubbio a una decina di giorni dal voto. E oggi Obama è consapevole che la questione islamica può costargli la Casa Bianca. Dunque osserva, monitora, previene; non sempre in modo appropriato. Anzi.

La scena si è svolta lunedì scorso durante un comizio elettorale a Detroit, nel Michigan, lo Stato che ha il maggior numero di arabi e di musulmani di tutti gli Usa. Tutto è pronto per l’ennesimo grande discorso del senatore di colore, ma due ragazze con indosso lo hjiab, il velo islamico, si sono accomodate proprio dietro al podio e dunque davanti alle telecamere. Che fare? Gli assistenti di Obama non hanno dubbi; si avvicinano e chiedono alle due fanciulle di cambiare posto «vista la delicatezza del tema, in un clima elettorale così infuocato». L’invito viene accolto. Pericolo scampato, ma mercoledì le due ci ripensano e si sfogano con il sito Politico.com. «Barack è sempre più lontano dai musulmani, come se avere rapporto con noi fosse una cosa sbagliata», dichiara Shima Abdel Fadil, ripresa dalla tv Al Arabya. «Quando ci ha visto si è mostrato molto imbarazzato. Forse temeva che una foto con due donne velate potesse essere usata contro di lui, ma per noi è una delusione», rilancia Hebba Aref.

Scandalo, riprovazione dei media e, inevitabili, ecco le scuse, ripetute due volte. «Macché Obama, la colpa è degli attivisti del partiti, troppo zelanti - esclama un portavoce -. Questo è un comportamento offensivo contrario ai nostri impegni». Incidente chiuso; eppure il candidato democratico esce malissimo dalla vicenda, poiché delude la minoranza islamica, ma soprattutto, indirettamente, suffraga i sospetti.

Da 48 ore girano nuove e-mail di questo tenore: «Se davvero non è musulmano, perché si comporta in maniera così anomala? Che cosa ci sta nascondendo?». E via nuovi veleni. C’è chi sostiene che il padre biologico fosse un musulmano radicale, così come il secondo marito della madre, l’indonesiano Lolo Soetoro. In realtà il primo era ateo, il secondo un islamico non praticante. Ma l’equazione Obama=musulmano=radicale=Osama, si rafforza nelle tenebre del Web.

E Barack si dimostra sempre più nervoso. Impedisce alle telecamere di filmare un incontro con alcuni leader afroamericani, irritando i grandi media che fino a ieri lo adulavano. Dichiara che Bin Laden «dovrebbe essere catturato vivo per non farlo diventare un martire», ipotesi che certo non convince un’America dove molti elettori preferirebbero vederlo morto, prima possibile. Infine, difende la moglie Michelle, che sui media conservatori viene dipinta come un’estremista, affermando che lui «non attaccherebbe mai Cindy McCain».

Obama sulla difensiva, uno spettacolo inusuale.