Obama ora fa rima con Osama «È un infiltrato musulmano»

da Washington

La campagna presidenziale più anticipata, e quindi più lunga, della storia americana viene condotta, a quanto pare, soprattutto a calci, molto spesso non proprio al di sopra della cintura. Le attività extraconiugali di Rudy Giuliani, i voltafaccia opportunistici di Mitt Romney, il passato ideologico di Fred Thompson. Questo per i repubblicani, in campo democratico molto gira attorno a Hillary, cui viene rinfacciato sempre più spesso l’opportunismo, ma che eccelle soprattutto negli attacchi, sempre più aspri col passare dei giorni, ai suoi concorrenti. Viene così attribuita a lei anche la maternità della campagna contro Barack Obama, che in realtà finora è stata condotta su giornaletti e siti dell’estrema destra. E il cui succo si riassume in un’accusa: «È musulmano». Diventerebbe, dunque, il primo presidente musulmano degli Stati Uniti e la prospettiva a molti non piace. In un Paese in cui la campagna elettorale è basata sulla religione con una intensità inconcepibile in Europa. Il 25 per cento degli elettori, ad esempio, confessa di trovare difficoltà nel votare per Romney perché è mormone. Figuriamoci di fronte a un candidato musulmano. Anzi, secondo i «veleni» messi in giro via internet, Obama sarebbe addirittura un integralista islamico, educato nelle madrasse, le moschee dove più si incita all’odio contro l’Occidente.
La verità è un’altra e Obama l’ha spiegata più volte con pacatezza, forse fin troppa dato l’argomento. E poi è una verità complicata, quindi spesso più vera, ma meno verosimile. L’islam c’entra nel disegno della sua figura anche politica, ma in misura ridotta e remota. Suo nonno era musulmano, come molti nel Kenia, ma non la maggioranza. Già suo padre però era ateo quando andò a vivere alle Hawaii, dove incontrò e sposò una donna bianca, un’americana del Kansas, egualmente indifferente alla religione: né moschee, né chiese nella sua vita, anche quando la famiglia dalle Hawaii si trasferì in Indonesia, Paese islamico, dove Obama passò l’infanzia e frequentò per quattro anni una scuola in cui insegnavano fra l’altro l’islam. Il successivo trasferimento a Chicago lo portò, adolescente e - nelle sue parole - «scettico riluttante», all’incontro con la religione e precisamente con una denominazione protestante, la Chiesa Unita della Trinità di Cristo, molto diffusa fra la gente di pelle nera. Anche adesso egli ne è membro e anzi il titolo di uno dei suoi libri è estratto da un sermone di un reverendo. Cosa c’è di musulmano in lui? Poco o nulla, ed è perciò infondata la diceria pur diffusa che se sarà eletto alla Casa Bianca Obama non presterà giuramento sulla Bibbia ma sul Corano; una illazione resa possibile dalla identificazione con un deputato del Minnesota, Keith Ellison, che effettivamente ha prescelto quel libro al momento di giurare come primo parlamentare musulmano d’America. Invece Obama di religione parla il meno che può, col risultato che appena il 7 per cento degli elettori pensa che lui sia musulmano, ma solo il 6 per cento sa che egli è cristiano e protestante. Abbastanza per presentarlo come un «infiltrato» che una volta al potere sfodererebbe la scimitarra e imporrebbe la sharia? Evidentemente no. Ma c’è chi si attacca, per continuare a seminare il dubbio, a una sfortunata similarità di nomi. «Io francamente tendo a confondere Obama con Osama», dice il popolarissimo radio-predicatore dell’estrema destra Rush Limbaugh. Non senza ricordare, talvolta, che il secondo nome di Barack Obama è Hussein. Proprio come Saddam buonanima.