OBIETTIVO GERMANIA

nostro inviato a Oslo
Tutti contro Lippi e la sua Italia privata del genio tottiano. A meno di un anno dall’incarico, deciso per acclamazione, e che seguì al disastro portoghese del Trap, siamo già alla dichiarazione di guerra consegnata al Ct azzurro via quotidiani, siti ed acidi commenti televisivi. Per colpa di Francesco Totti e della sua esclusione dal viaggio in Norvegia che fa discutere da una settimana con toni e accenti che appartengono solo alle barbare abitudini della nostra tribù: si prende lo spunto dal dibattito tecnico per passare agli insulti e alle insolenze. Siamo alle solite. Proviamo allora a fare il riassunto delle puntate precedenti. Totti firma, con la Roma scivolata a un passo dalla retrocessione in B, una stagione deludente: la società e i tanti allenatori passati da Trigoria gli consegnano lo scettro del comando e lui ripaga la fiducia con prove scellerate, reazioni isteriche e quel pugno rifilato a Colonnese che gli procura una stangata (5 turni di squalifica) disciplinare. Resta al palo, perciò, nel mese decisivo, si affaccia in coppa Italia senza catturare l’occhio dei tecnici, sbaglia a metà il rigore di Udine che decide sulla Roma finalista di coppa. Lippi decide di non convocarlo e motiva così la scelta all’interessato: 1) i calciatori della Nazionale sono arrivati stremati, da una stagione lunga, all’appuntamento con la Norvegia che può decidere i destini della qualificazione; 2) contro un rivale che fa del fisico e della corsa le sue armi dichiarate, non posso schierare un centrocampo con Pirlo più un suggeritore e due punte, devo passare al 4-4-2 di stampo difensivo; 3) a uno come Totti non posso infliggere il supplizio della panchina, o sta a casa o gioca.
Apriti cielo. Lippi è da censurare per la mancata spiegazione pubblica del suo gesto che vuol dire il disprezzo totale nei confronti dell’informazione. Questo sì che è uno sfondone, un tradimento del ruolo di Ct, gestore del patrimonio altrui. È il limite noto dell’uomo Lippi, mai solare e positivo, permaloso fino alla patologia, pieno di ombre, capace di moltiplicare i suoi critici con accanimento come fece ad Appiano, ai tempi dell’Inter, sprovvisto dell’ombrello di Moggi e della Juventus. Alla federcalcio è la stessa musica: non c’è nessuno, dirigente o accompagnatore, che possa richiamare Lippi ai suoi doveri istituzionali. Solo Carraro può fare la voce grossa ma ha da tempo affidato la Nazionale a Mazzini ed Abete, i suoi due vice e non può prodursi in invasioni di campo. «Non voglio stare in pace con tutti, preferisco due anni di inferno e un mese di purgatorio» chiosa Lippi prima di volare da Firenze verso i fiordi del nord Europa e immaginando che la guerra santa con la stampa gli possa procurare un mondiale in discesa nell’estate del 2006. Vogliono tutti imitare Bearzot: come fantasia, siamo ai minimi termini
Tutti contro Lippi, perciò, qui a Oslo dove l’estate si presenta con nuvole basse e pioggia a intermittenza. Con qualche eccezione che conferma la regola: la nostra posizione. Il ragionamento di Lippi non è così scandaloso. Tra Totti e Cassano è più attaccante il barese, meglio lui al fianco di Vieri, collaudati insieme in una famosa prova in Portogallo contro la Svezia che regalò scampoli di calcio attraente e la beffa del tacco di Ibrahimovic con la conseguenza di una eliminazione feroce. Non solo: ma con Pirlo alle spalle, capace di lanci e di geometrie, la Nazionale è più equilibrata, pur se avvitata su una serie di sani corridori, Camoranesi e Zambrotta sui lati. Persino l’assenza di Nesta (motivi famigliari) rimpiazzato da Materazzi, può diventare una provvidenza: la Norvegia punta sui suoi giganti, Carew, ex romanista, e Flo, per dar fastidio a Buffon. Stasera c’è da menar le mani, poche storie.
L’Italia di Lippi ha un difetto congenito: fuori dai confini domestici è una lagna, una vittoria tribolata in Moldavia e una sconfitta inattesa in Slovenia. Deve mostrarsi matura oltre che consapevole dei propri limitati mezzi fisici. Può contare su Vieri, spavaldo e fresco, oltre che su quel Gianburrasca di Cassano, deve farsi guidare dai ghirigori di Pirlo per vincere una sfida che può garantire una qualificazione virtuale. Non è così facile: a leggere l’almanacco, vincere in Norvegia non accade dal ’37, un’altra epoca, un altro calcio. I prossimi due passaggi, in Scozia e Bielorussia, in settembre, possono chiudere i conti del girone e garantire il posto in Germania. «Non dobbiamo giocare alla garibaldina» detta le regole del gioco Lippi. Sa forse che nessuno dei suoi azzurri è così pimpante. E allora meglio farsi incudine.