Odissea di un detenuto: da mesi attende di essere operato in ospedale

La direzione sanitaria di Regina Coeli ogni giorno invia fax a undici nosocomi romani nella vana speranza di riuscire a sottoporre a intervento un uomo che ha un papilloma vescicale

Da cinque mesi un detenuto di Regina Coeli attende, invano, che undici grandi ospedali romani accolgano la richiesta della direzione sanitaria del carcere di operarlo per asportare un probabile papilloma vescicale.
La vicenda è stata denunciata dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. «Quest'uomo da mesi aspetta inutilmente una risposta - ha detto - e intanto le sue condizioni di salute stanno peggiorando. Credo che questa vicenda abbia poco a che fare con il carcere e molto, invece, con i problemi che gravano sul sistema sanitario». Giuseppe M., questo il nome dell'uomo, è entrato in prigione il 22 maggio scorso. Pochi giorni dopo gli viene diagnosticato, con un'ecografia renale e vescicale, un probabile papilla vescicale di circa 15 mm.
A seguito di ciò, il 5 giugno la direzione sanitaria di Regina Coeli chiede una Tac addominale e una visita urologica in vista di una resezione vescicale, una sorta di biopsia per verificare la natura del papilloma. La richiesta viene inviata agli ospedali Pertini, S. Camillo-Forlanini, S. Filippo Neri, S. Giovanni, S. Spirito, Fatebenefratelli e Umberto I. Giuseppe effettua la visita urologica propedeutica all'intervento al San Camillo e, il 3 luglio, una tac al Cto da cui si evidenzia che la formazione è di 18 x 11 millimetri. Il 22 luglio la direzione sanitaria di Regina Coeli invia una richiesta di intervento al S. Camillo-Forlanini. Il 31 luglio e il 5 agosto l'ospedale risponde che non c'è disponibilità di posti. Contestualmente il magistrato di sorveglianza chiede copia della cartella clinica. Il 2 settembre viene inviata una richiesta di posto letto a 11 ospedali romani (oltre a quelli precedenti vengono aggiunti l'Ifo e il Cristo Re). Le risposte sono una sequenza di rifiuti: il 4 settembre non c'è disponibilità di posto letto nella Asl Rm C e agli Ifo, il 5 no dal S. Camillo, l'8 non c'è posto all'Umberto I, il 10 si dichiarano indisponibili l'Umberto I e altri due ospedali. Il 14 settembre il Fatebenefratelli fissa una nuova visita per confermare la diagnosi e programmare le visite preoperatorie. Ma, dopo la visita ematica e quella cardiologia, Giuseppe attende ancora di sostenere gli altri esami necessari e una risposta per l'intervento, nonostante che la direzione sanitaria del carcere rinnovi, ogni settimana, la richiesta ai nosocomi. «La cosa più sconcertante - ha detto Marroni - è che gli ospedali spesso hanno ritenuto di non rispondere e quando lo hanno fatto, hanno inviano fax con su scritto "non disponibile posto letto" o solo "no". Altre non si legge il nome del medico o del reparto, a volte si capiva il nome dell'ospedale solo dal fax. Un comportamento inaccettabile. Purtroppo quello di Giuseppe non è un caso isolato ma è l'emblema di come non funzionino per i detenuti le cure al di fuori del carcere. Un sistema che non è assolutamente migliorato con il trasferimento alle Asl delle competenze della medicina penitenziaria».