Offese e umiliazioni alla moglie: per la Cassazione sono uguali alle botte

La Suprema corte ha convalidato la condanna a 8 mesi di reclusione più una multa a un 62enne veneto, sancendo che «il consorte che riserva volgarità al partner deve essere punito per maltrattamenti, proprio come se lo avesse percosso»

Parole e gesti come pietre, è il caso di dirlo. Anche per la Cassazione: un coniuge volgare che riserva «comportamenti volgari e umilianti» alla moglie è esattamente come se la picchiasse.
Ecco perché la Suprema corte ha sancito che il consorte che riserva volgarità al partner deve essere punito per maltrattamenti, proprio come se lo avesse percosso. In questo modo la Sesta sezione penale - sentenza 45547 - ha convalidato una condanna per maltrattamenti nei confronti di un 62enne veneto, poi separatosi dalla moglie, sanzionato dal Tribunale di Bassano del Grappa, nell'aprile del 2007, con otto mesi di reclusione per la brutta abitudine di infliggere alla moglie un «regime di vita avvilente e mortificante».
Ai maltrattamenti, la Corte d'appello di Venezia, nel settembre 2008, aggiungeva anche la condanna per avere omesso di corrispondere gli alimenti mensilmente e la pena detentiva veniva sostituita con quella pecuniaria (3.350 euro di multa), oltre ad un risarcimento dei danni patrimoniale per 100mila euro e morali in favore del coniuge per altri 15mila.