Oggi atterraggio con brivido per il Discovery «rattoppato»

Se non si verificheranno contrattempi, la navicella giungerà alle 10.40 (ora italiana), al Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida. Ieri l’ultima simulazione

Nino Materi

Se tutto è andato bene, questa mattina una mamma speciale starà già abbracciando due figli assolutamente normali. La supermamma si chiama Eileen Collins e di professione fa l’astronauta, anzi il comandante dello shuttle Discovery; i suoi bimbi di 7 e 9 anni non possono invece vantare - almeno per il momento - un gran curriculum, se non quello di essere stati sempre promossi all’asilo e nei primi anni della scuola elementare. L’appuntamento per Eileen e suoi amati bambini è intorno alle 12, giusto il tempo di riprendersi dal rientro sulla Terra della navicella Discovery attesa sulla pista del Kennedy space center di Cape Canaveral in Florida alle 10.46 italiane (le 4.46 di notte negli Usa).
Secondo il programma di viaggio - simulato ieri per l’ennesima volta dal pilota James Kelly - l'uscita dall'orbita e il rientro nell'atmosfera si verificheranno circa un'ora prima, verso le 9.40.
Ma cosa proveranno i magnifici sette cosmonauti del Discovery passando dalla fiction alla realtà? Prima di imbarcarsi sullo shuttle più «scassato» della Nasa (durante la sua missione sono stante necessarie ben tre «passeggiate spaziale» per riparare i vari guasti della navicella), Kelly ha raccontato che, nell'ultima fase del volo spaziale, sembra di essere «su un treno lanciato a tutta velocità», perché il senso di velocità, assente in orbita, cresce man mano che lo shuttle si avvicina alla Terra.
Intanto ieri tutti i membri dell’equipaggio (riuscendo incredibilmente a non farsi allungare il naso ndr) sono stati concordi nel giudicare il loro volo «un test molto riuscito».
«Ci sono stati problemi e difficoltà che altre missioni avevano forse incontrato senza neppure rendersene conto, perché l'attenzione alla sicurezza è molto aumentata ora, ma sono stati tutti affrontati e risolti», hanno dichiarato vincendo - seduta stante - il premio Pinocchio, categoria «bugie spaziali».
Forse per scaramanzia ieri tutti hanno preferito buttarla sul ridere, tanto che per dare la sveglia agli «angeli celesti» dello shuttle il centro di controllo di Houston in Texas ha usato una canzone pop giapponese, scelta in onore dell'astronauta giapponese Soichi Noguchi, che ha ringraziato i tecnici a terra: «È la canzone giusta», ha detto, perché parla di pace nel mondo.
La Collins e i suoi sei compagni hanno trascorso quello che è stato l'ultimo giorno pieno del loro viaggio spaziale verificando il funzionamento degli strumenti di bordo, sistemando il carico e completando esperimenti loro affidati.
Tutti già pregustavano il ritorno a casa, anche se, in fondo, la loro è stata un'assenza breve: dopo molti rinvii e tante esitazioni, partirono il 26 luglio. Oggi il sospirato ritorno con Charles Camarda che dice di voler riabbracciare la sua famiglia, ma soprattutto di voler «fare una doccia e una cena come si deve».
Al centro di controllo di Houston, un portavoce descrive l'atteggiamento degli astronauti e dei tecnici: «Lassù, sono tutti eccitati dal pensiero del rientro; quaggiù sono tutti ansiosi. C'è una certa apprensione». Probabilmente perché nessuno riesce a dimenticarsi la tragedia del Columbia, il primo febbraio 2003: fu l'ultima volta che uno shuttle tentò un atterraggio. Danneggiata al decollo da un blocco di isolante staccatosi dal serbatoio centrale, che colpì lo scudo termico, facendone saltare delle piastrelle, la navetta si disintegrò al rientro nell'atmosfera e tutti i sette astronauti a bordo morirono.
Discovery ha avuto, al decollo, un problema analogo, anche se di dimensioni ridotte. Ma le procedure di sicurezza introdotte hanno consentito maggiori controlli e anche riparazioni spaziali. Facendo conquistare di diritto al Discovery il non certo lusinghiero titolo di «dentend shuttle», lo shuttle ammaccato.