Oggi la chirurgia protesica del ginocchio è personalizzata

Personalizzazione degli impianti e mini-invasività: sono questi i due filoni che oggi caratterizzano la chirurgia protesica del ginocchio.
«L’impianto di protesi si può ormai definire di routine», afferma il dottor Giuseppe Calafiore, specialista in chirurgia del ginocchio presso il Centro di ortopedia della Casa di cura San Gaudenzio di Novara, diretto dal dottor Augusto Palermo, e responsabile della Uo della Casa di cura Gretter di Catania (giuseppe calafiore.net). «Sono sempre di più, infatti, le persone che si affidano con fiducia a questo intervento, che metodiche innovative hanno portato ad un livello di perfezionamento notevolissimo».
La personalizzazione degli impianti è il primo punto di forza di questo tipo di chirurgia: «Oggi abbiamo a disposizione molteplici modelli di protesi, che consentono di potere effettuare interventi mirati, in base alle esigenze individuali del paziente. In soggetti giovani, in cui i danni alla cartilagine non siano superiori ai 2 centimetri, per esempio, si possono utilizzare protesi minime, i cosiddetti "bottoni". Quando a essere lesa è una parte un po’ più estesa dell’articolazione (comparto interno o esterno), l’indicazione è per una protesi mono-compartimentale. È possibile, infine, ricorrere a una protesi femoro-rotulea qualora si debba andare a sostituire il tessuto osseo di una di queste due componenti (femore e rotula). Solo nei casi in cui la lesione interessi l’intero ginocchio si rende necessario un intervento di protesi totale, che comunque oggi può essere eseguito avvalendosi di tecniche mini-invasive». La mini-invasività è proprio l’altro punto di forza della chirurgia protesica. «È importante specificare che quando si parla di non invasività dell’intervento si intende non tanto il fatto di operare con incisioni il più possibile ridotte, quanto di riuscire a garantire il più alto rispetto dei tessuti circostanti e soprattutto delle strutture nobili che costituiscono l’articolazione del ginocchio (muscoli e tendini). Tra le diverse tecniche che lo consentono, la Subvastus, è quella che più di tutte riesce a preservare il tono muscolare. In pratica, la protesi viene impiantata senza tagliare nessuna struttura dell’apparato estensorio, ma passandoci sotto». I vantaggi: minore perdita di sangue e un recupero rapido. «Già dopo 24 ore il paziente flette il ginocchio e si mette seduto, mentre nel giro di 24-48 ore ha inizio la deambulazione». La ripresa della funzionalità e il ripristino dell’autonomia sono pressoché immediati. «Il recupero completo dell’articolazione si avrà nell’arco di circa sei mesi. La raccomandazione al paziente è di affidarsi a mani esperte e a strutture dove si esegue un elevato numero di interventi».