Oltre sei milioni di tedeschi vivono in miseria

Salvo Mazzolini

da Berlino

La Germania, il Paese del miracolo economico più lungo e strepitoso del dopoguerra e che ancora oggi ha il prodotto interno lordo più alto d'Europa, scopre improvvisamente di essere anche un Paese dove una parte rilevante della popolazione vive molto al di sotto della soglia minima di povertà. A rivelare l'altra faccia della realtà tedesca è un'indagine della Fondazione Friedrich Ebert, secondo la quale ben 6,6 milioni di cittadini, quindi l'8% della popolazione, vive di aiuti sociali e ha un reddito medio tra i 400 e i 500 euro, quasi la metà della cifra sotto la quale si è considerati poveri che in Germania è di 938 euro.
Un realtà finora sconosciuta e scioccante che induce sociologi ed economisti a parlare dell'esistenza di un nuovo ceto, di una sottoclasse, quella degli ultrapoveri. Talmente sconosciuta che i giornali hanno dovuto coniare un nuovo vocabolo, Unterschicht, che vuol dire appunto sottoceto. L'aspetto più inquietante non è solo la dimensione del fenomeno ma anche le sue caratteristiche. Secondo l'indagine gran parte degli ultrapoveri sono soggetti difficilmente recuperabili, disoccupati cronici, alcuni addirittura da tre generazioni, senza alcuna preparazione per essere reinseriti nella vita lavorativa, privi di speranze per il futuro, rassegnati a vivere dei sussidi che passa lo Stato sociale ma animati da un forte rancore verso la società, quindi un potenziale per i partiti estremisti.
I risultati dell'indagine hanno scatenato una tempesta tra le forze politiche, che si palleggiano le responsabilità. Ma a essere imbarazzata è soprattutto la sinistra perché risulta che il fenomeno degli ultrapoveri è andato accentuandosi negli ultimi otto anni, cioè da quando nel ’98 andò al potere la coalizione rossoverde guidata dal cancelliere socialdemocratico Schröder. Inoltre l'inchiesta, che tra l'altro è stata condotta da una fondazione vicina al partito socialdemocratico, indica che nello stesso periodo è aumentato il numero degli ultraricchi: la percentuale dei tedeschi che detengono il 47% della ricchezza nazionale è passato dall'8% al 10%.
Sia la sinistra socialdemocratica che i partiti di centrodestra puntano il dito contro le riforme di Schröder ma per opposte ragioni. Secondo la sinistra socialdemocratica, da sempre in polemica con l'anima riformista del partito, i tagli decisi dalla coalizione rossoverde ai benefici sociali e ai sussidi di disoccupazione non hanno ottenuto l'effetto sperato, quello di spingere i disoccupati a tornare alla vita lavorativa, ma solo di rendere i poveri ancora più poveri. Secondo i partiti di centrodestra l'errore è stato quello di non accompagnare i tagli allo stato sociale con una efficace riforma del mercato del lavoro per incoraggiare le imprese a creare posti e ad assumere. Ciò che è certo è che le grande industrie hanno continuato a trasferire gli impianti all'estero e una parte di tedeschi da povera è diventata poverissima.