Omaggio a Recalcati, pittore di racconti

L’Accademia nazionale di San Luca dedica una personale ad Antonio Recalcati, dagli anni ’60 protagonista della ricerca pittorica, premiato quest’anno dal presidente della Repubblica. Una quarantina di opere, esposte fino al 5 marzo, che scandiscono le tappe fondamentali del suo lavoro. La mostra si apre con le Impronte, che inaugurano l’avventura creativa dell’artista. Sono anni di accesi dibattiti, dopo la sbornia dell’Informale e prima che esploda la Pop Art. Seguaci dell’astrazione, priva ormai del suo mordente iconoclasta, contro i nostalgici della figura. Deciso a rompere con l’astrattismo e a rituffarsi nella realtà, Recalcati riscopre la fisicità della tela. Un rapporto carnale che si materializza proprio con le impronte: mani, mutande, visi velati cosparsi di pittura e impressi sulla superficie. Un gesto che equivale a un «linguaggio figurativo autonomo - scrive Alain Jouffroy - legato alla situazione concreta dell’uomo nel mondo». Colori tellurici, che esprimono una condizione dolente. Stanze vuote, oggetti smarriti, volti spettrali, per una vita nomade in balia degli eventi. «Un’inquietudine che caratterizza i giovani artisti di oggi», scriveva nel ’62 Dino Buzzati. Spiriti ribelli, contro l’accademia e un’arte ripiegata su se stessa. Una spinta alla novità che nel ’63 porta Recalcati a Parigi, dove confluisce nella «Jeune Peinture» con Eduardo Arroyo e Gilles Aillaud. Per loro, il critico Gérard Gassiot-Talbot conia il termine «Figuration narrative», che suggerisce il ritorno della pittura al racconto. Un’esperienza decisiva per l’artista, a cui si aggiunge quella newyorchese. Sulla Grande Mela, la mostra all’Accademia di San Luca propone un ciclo di vedute urbane riflesse nelle pozzanghere, dipinto negli anni ’80. Sguardi dal basso che ribaltano l’estetica olimpica dello skyline e offrono uno spaccato inedito della metropoli americana.
Antonio Recalcati. Cinque momenti dal ’60 allo ’06. Accademia Nazionale di San Luca, fino al 5 marzo.