Onu, Cina e Russia rovinano i piani di Schröder

Sorprendente il dietro front del Cremlino. Fino a poco tempo fa Putin sembrava favorevole

Salvo Mazzolini

da Berlino

Per il Cancelliere Schröder e il ministro degli Esteri Fischer è una nuova doccia fredda che rende ancora più tempestosa la navigazione della coalizione rossoverde fino al voto anticipato di settembre. Perché la conquista da parte della Germania di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che Berlino considerava quasi certa, era un po’ l’arma segreta che Schröder e Fischer progettavano di lanciare durante il finale della campagna elettorale per presentarsi all’esame delle urne almeno con un grosso successo in campo internazionale. E invece no. Al momento di scoprire le carte, due dei principali giocatori della partita per la riforma dell’Onu, Cina e Russia, hanno fatto capire, senza tanti giri di parole, che si opporranno al piano G4 che prevede l’allargamento del Consiglio di Sicurezza a quattro Paesi, Giappone, India, Brasile e Germania. E il loro è un no che conta perche Cina e Russia hanno diritto di veto su tutte le decisioni del Palazzo di vetro.
I più categorici sono stati i cinesi. Non perché ostili ai tedeschi ma perché decisi a sbarrare la strada al Giappone, potenza asiatica concorrente. Usando un linguaggio insolitamente schietto per un diplomatico, l’ambasciatore di Pechino all’Onu ha detto che «il piano G4 è pericoloso, suscettibile di provocare ulteriori divisioni e di mandare all’aria il dibattito sulla riforma». Ed ha ammonito: «Se i governi del G4 insisteranno nel progetto, si scontreranno con il voto contrario della Cina». Secondo una nota del ministero degli Esteri di Pechino la stessa idea di creare nuovi seggi permanenti è sbagliata e la riforma può scaturire solo da decisioni unanimi.
Sulla stessa linea la presa di posizione di Mosca che in una nota del vice ministro degli Esteri, Fedotov, definisce «non sostenibile il piano G4 perché destinato a creare nuove divisioni». «Abbiamo una serie di interrogativi da porre sul progetto avanzato dai quattro Paesi auto-candidatisi - dice la nota -, Mosca ritiene che la composizione del Consiglio di Sicurezza debba rimanere compatta e capace di lavorare». Insomma un altro no secco ma più doloroso perché appena poche settimane fa Putin aveva promesso a Schröder di appoggiare le aspirazioni tedesche. Evidentemente Putin non se la sente di fare un regalo a un Cancelliere che fra tre mesi potrebbe non essere più Cancelliere e non più in grado di contraccambiare. Meglio, quindi, non rischiare tensioni con la Cina e tanto meno con i Paesi musulmani che sotto le pressioni del Pakistan vedono con il fumo negli occhi un seggio assegnato all’India.
Un brutto colpo per i rossoverdi anche perché Schröder aveva investito molto nel progetto. Per avere l’appoggio di Pechino si era battuto per la revoca dell’embargo sulla vendita delle armi alla Cina. E pur di sedersi nel Consiglio insieme ai Grandi, non ha esitato a imprimere un’inversione di marcia alla politica estera tedesca mettendo da parte le aspirazioni di un’Europa che parla con una sola voce sulla scena internazionale (in caso di vittoria, infatti, l’Europa avrebbe parlato all’Onu con quattro voci, di Londra, di Parigi, di Mosca e di Berlino). E ora? Ora c’è qualche speranza in più per il progetto italiano che prevede, tra l’altro, un allargamento del Consiglio alle grandi aree geopolitiche del pianeta, tra cui, appunto, l’Unione europea.