Ora l’ambientalismo se la prende coi figli


I genitori di chi scrive, oltre che poveri, erano ignoranti, e di sicuro non conoscevano Jonathan Swift. Ma anche se lo avessero conosciuto, dubito fortemente che avrebbero applicato su qualcuno dei loro otto figli la «modesta proposta» lanciata dallo scrittore irlandese.
Di che cosa si tratta? Nel libello Una modesta proposta per impedire che i bambini irlandesi siano di peso ai loro genitori o al Paese e per renderli utili alla comunità (1729), l’autore del Gulliver, suggeriva, ironicamente, di ingrassare i bambini denutriti e di darli da mangiare alle famiglie più ricche del Regno. Partendo dal dato che nel suo Paese circa centoventimila bambini venivano al mondo da genitori poveri, ed erano destinati al furto o all’accattonaggio ancor prima dei sei anni d’età, lo scrittore vestiva i panni del filantropo e del patriota, proponendo di cuocere i bimbi di un anno al forno o in umido, di lessarli o di arrostirli, come già sperimentato, con successo, dai pellerossa d’America: «E io non dubito che possa fare lo stesso ottimo servizio in fricassea o al ragù».
Per Swift vi sarebbe più di una ragione per mangiare i bambini in «eccesso»: si combatterebbe la sovrappopolazione e la disoccupazione; si ridurrebbe il numero dei «papisti», i più pericolosi nemici del Regno; aumenterebbe il reddito nazionale di 50.000 scellini l’anno; i locandieri farebbero più affari, vendendo carne pregiata (quella dei bambini, appunto); tra mariti e mogli regnerebbe finalmente l’armonia; e altro.
Mi sono ricordato di quest’operetta, leggendo una notizia battuta dall’Ansa qualche giorno fa. Secondo John Guillebaud, professor emeritus di pianificazione familiare all’University College London, per salvare il nostro pianeta dalla catastrofe climatica bisogna mettere al mondo meno figli.
Nulla di nuovo, direte; nossignore, qui c’è una particolarità, ed è questa: la tesi non si appella ai soliti dati sulla sovrappopolazione della Terra e sulla scarsezza delle fonti alimentari, tira in ballo le «capacità inquinanti» di un bambino. In pratica: tre bambini inquinano più di due, quattro più di tre, eccetera, perché emettono più biossido di carbonio. Secondo Guillebaud, le famiglie numerose come quella del maestro D'Orta, rappresentano un «crimine ecologico», e andrebbero tassate. Una coppia che si rispetti (e rispetti l’ambiente), una coppia che non infetta con sostanze nocive l’aria, l’acqua e il suolo delle città, non procrea più di due figli.
Modesta proposta: ce lo vogliamo mangiare un po’ per ciascuno il professor Guillebaud?
mardorta@libero.it