Ora Wikileaks "bombarda" anche Israele

Dalle carte rese pubbliche dal sito di Assange spunta il governo di
Gerusalemme. Berlusconi avrebbe confidato al segretario alla Difesa Usa: "Netanyahu è pronto a usare l’atomica contro l’Iran e nessuno potrebbe
fermarlo"

Gerusalemme - Nei primi documenti riservati resi noti nelle scorse settimane dal sito Wikileaks, Israele è tra i Paesi meno citati, nonostante la sua centralità sulla scena politica internazionale. Nelle ultime ore, però, sono diversi i cablogrammi pubblicati dalla stampa che vedono protagonista il governo di Benjamin Netanyahu. Uno di questi messaggi arriva proprio dall’Italia. Il settimanale tedesco Der Spiegel ha infatti pubblicato un resoconto dell’ambasciata americana a Roma che riassume un colloquio del febbraio 2010 tra Silvio Berlusconi e il segretario alla Difesa di Washington Robert Gates.

In un incontro a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio, tornato da pochi giorni da Gerusalemme, avrebbe detto al suo ospite che se l’esistenza stessa dello Stato di Israele fosse minacciata dal programma nucleare di Teheran, il governo non esiterebbe ad attaccare l’Iran. E potrebbe farlo ricorrendo anche all’uso di armi atomiche, che il Paese non ha mai pubblicamente ammesso di avere.
«Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele - aveva detto a febbraio il presidente del Consiglio davanti alla Knesset, il Parlamento israeliano, e senza fare nomi aveva aggiunto - ora ancora di più perché c’è uno Stato che prepara l’atomica per usarla contro qualcuno. È uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato». Il paragone tra Mahmoud Ahmadinejd e Hitler è sfuggito a pochi.

Il presidente iraniano, avrebbe detto il premier a Gates, «promette di annientare Israele» e io sono preoccupato che il governo di Netanyahu possa preparare un attacco «perfino con armi atomiche».
Ma Israele compare in altri documenti in arrivo da Roma. L’ambasciata americana presso la Santa Sede racconta in un resoconto come i messaggi della diplomazia vaticana siano di difficile comprensione, «codificati». «L’ambasciatore israeliano ha ricevuto un messaggio positivo per Israele ma non è riuscito a capirlo per quanto era nascosto», spiega un diplomatico americano, toccando una questione aperta, i rapporti non sempre facili tra Israele e Santa Sede.

E diversi cablogrammi che riguardano Israele e i difficili equilibri mediorientali sono stati pubblicati nei giorni scorsi. Alcuni documenti svelano come per mesi la diplomazia americana abbia tentato di evitare lo scoppio delle violenze tra Israele e Siria sulla questione del contrabbando di armi iraniane a Hezbollah. Secondo gli Stati Uniti, la Siria avrebbe trasferito armi, tra cui missili Scud D, alle milizie sciite nel Sud del Libano. Le carte rivelano che nel novembre 2009 «per i politici israeliani la questione era se attaccare o non attaccare». A maggio 2010, Netanyahu avrebbe condiviso le proprie preoccupazioni sul riarmo di Hezbollah con il presidente francese Nicolas Sarkozy e con Silvio Berlusconi a Parigi.

Le carte di Wikileaks toccano anche una delle questioni più critiche per Israele in questi mesi: i rapporti con la Turchia, fino a poco tempo fa solido alleato. Secondo un cablogramma americano, il premier di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, «semplicemente odia Israele», non per motivi politici, ma religiosi. «Le nostre discussioni con persone fuori e dentro il governo tendono a confermare la tesi dell’ambasciatore israeliano Gabby Levy: Erdogan odia Israele», è scritto. È l’ottobre del 2009, prima dell’incidente della Mavi Marmara. A maggio, nove cittadini turchi sono morti durante un raid israeliano contro una nave che cercava di rompere l’embargo sulla Striscia di Gaza. Soltanto ora, dopo che la Turchia ha mandato aiuti per spegnere l’incendio che pochi giorni fa ha devastato il monte Carmel, nel Nord di Israele, le tensioni tra i due governi sembrano essere diminuite.