Ora Zapatero fa la corte a baschi e catalani

da Madrid
Dopo la vittoria i primi problemi. Il premier spagnolo José Luis Zapatero, alle prese con le possibili alleanze di governo, ha di fronte a sé, ancora una volta, l’ostacolo dei movimenti autonomisti. Tra di loro dovrà trovare i voti necessari a raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento. Ma se i numeri sono simili a quelli del 2004, la situazione è forse più difficile. Grazie all'appello al voto utile, il Psoe ha finito per vincere a spese della sinistra, quella dei comunisti di Izquierda Unida e della catalanista Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), suoi possibili alleati. Sulla carta ora può giostrare con almeno tre possibili alleanze. Quella con i democristiani catalani di Convergéncia i Unió (CiU); quella con i conservatori del Partido nacionalista vasco (Pnv); e quella che potrebbe nascere dalla somma dei «piccoli» partiti restanti.
Gli indizi, però, portano dritti al nord, al Pnv e a CiU. E non a caso ieri il premier, nella sua prima intervista ha detto che i nazionalisti catalani di CiU e baschi del Pnv potrebbero diventare garanzia di stabilità nella prossima legislatura a guida socialista. I baschi sono stati l'alleato più fedele della scorsa legislatura (hanno impedito le dimissioni del ministro delle infrastrutture, Magdalena Álvarez), ma presentano un problema enorme: il Pnv ha convocato per il prossimo 28 ottobre un referendum indipendentista. La «consultazione sul diritto di decidere dei Baschi», come la chiamano i suoi fautori, non è cosa da poco, e meno per un partito nazionale come il Psoe. Lo stesso Zapatero l'ha più volte indicata come incostituzionale. L'alleanza pende quindi dal sottile e lungo filo della negoziazione tra i due partiti. Ora tutti si chiedono se Zapatero riuscirà a convincere i baschi a ritirare la proposta a cambio dell'entrata nel governo. Una domanda legittima, visto che già nella scorsa legislatura il presidente fu accusato di rimanere prigioniero dei nazionalisti, in quel caso di Erc.
Anche la possibilità CiU resta nell'aria. I catalanisti sono in effetti il terzo partito su scala nazionale, con 11 deputati. Ma per Zapatero sarebbe difficile convincere i propri uomini eletti in Catalogna (sotto la sigla Psc) ad accettare CiU, i nemici giurati, nel governo. Per il momento la bilancia sembra quindi pendere più per i Paesi Baschi. Della terza opzione si parla meno, anche perché la Spagna è meno propensa alle alleanze con tanti piccoli partiti che ricordano l'Italia
Ma se Zapatero riflette, Rajoy ha colto tutti di sorpresa ieri pomeriggio. Il leader del Partido popular è comparso dopo una riunione con il vertice del Pp ed ha annunciato che anticiperà il congresso del partito a giugno e si presenterà con i suoi uomini per provare a essere rieletto presidente e correre per le elezioni del 2012. Un mezzo colpo di scena visto che tutta la stampa spagnola speculava ieri con le sue dimissioni.
Ora Rajoy se la dovrà vedere soprattutto con i nemici che gli sono spuntati in casa. Non è un mistero che dietro le quinte di una possibile sconfitta si muovessero almeno due pretendenti alla poltrona di numero uno. Il sindaco della capitale, Alberto Gallardón o la presidentessa della comunità di Madrid, Esperanza Aguirre.