Oracoli e misteri greci e latini al Colosseo

Da domani all’8 gennaio i riti dionisiaci e orfici accanto ai culti orientali nelle gallerie del secondo ordine

Laura Gigliotti

Destinata a tutti, non solo a specialisti, la mostra «Il rito segreto. Misteri in Grecia e a Roma» (catalogo Electa), la prima al Colosseo del nuovo Soprintendente archeologico Angelo Bottini. È un evento che riesce a «coniugare le possibilità di una conoscenza più ampia al rigore dell’informazione e alla qualità dei materiali esposti». Una mostra adatta al luogo che ha oltre tre milioni e mezzo di visitatori l’anno, nella linea inaugurata con successo alcuni anni fa dal professor Adriano La Regina. Il tema è insolito e affascinante: la dimensione religiosa dell’antichità, in qualche modo alternativa ai culti tradizionali, i riti orfici e dionisiaci, i misteri eleusini, le pratiche oracolari. Viene indagata per circa un millennio attraverso una settantina di opere di grande pregio artistico (statue, busti, altari, are, affreschi, vasi greci, rilievi, idoli), alcune notissime altre rare, tutte provenienti da musei italiani, in particolare dalle collezioni della Magna Grecia, che riproducono oggetti di culto o si riferiscono al culto.
Si tratta di manifestazioni religiose che, pur nella diversità dei luoghi in cui si svolgono, santuari o mura domestiche o per le modalità rituali, cortei, fiaccole, danze, canti, processi di purificazione, nascono dal bisogno tutto umano di ricercare il senso della vita e della salvezza, nella speranza dell’aiuto della divinità per una vita migliore.
L’allestimento, tramite un mix di architettura, musica, arti visive, sulla scia del Poème electronique realizzato nel ’58 per conto della Philips all’Esposizione universale di Bruxelles, è una celebrazione dell’insieme, composto non solo dai materiali esposti, ma anche dallo spazio monumentale che li contiene, il secondo ordine del Colosseo. La galleria esterna più rumorosa, per la vicinanza col traffico urbano, accoglie gli elementi che accennano alla contemporaneità, come i tarantolati e che riportano a quei miti, mentre nella galleria interna più protetta, dove i rumori giungono attutiti e lontani, un tappeto sonoro di suoni e lingue antiche fa da guida al visitatore in una sorta di «passo doppio» fra contemporaneità e mondo antico e fra una galleria e l’altra. Numerosi scudi metallici rivestiti di materiale acustico assorbente creano angoli di silenzio che inducono all’incontro con la rievocazione del mistero.
Una settantina gli oggetti ordinati a seconda dei culti di riferimento. Dalla Fanciulla di Anzio di Palazzo Massimo, ritrovata in una nicchia di fronte al mare nella villa di Nerone, che reca un vassoio con oggetti connessi al culto di Dioniso di cui doveva essere una sacerdotessa o una iniziata, a Mitra rappresentato come un giovane frigio che sacrifica un toro, mentre volge la testa ad ascoltare il messaggio del Sole, all’Acrolito Ludovisi, alle tavolette votive di Locri, ai rilievi di età romana che rappresentano o richiamano la pratica religiosa. Orario: tutti i giorni dalle 8.30-19.15. Da domani all’8 gennaio 2006. Informazioni e prenotazioni allo 06.39967700.