Un ordigno ancora rudimentale

Andrea Nativi

da Washington

La Corea del Nord ha la bomba, l’intelligence ha atteso di ricevere dati significativi prima di confermare il test nucleare, ma ci sono pochi dubbi. Ora i tecnici sono al lavoro per determinare con esattezza la natura dell’ordigno, probabilmente una bomba a fissione al plutonio, con una potenza compresa tra i 5 e i 15 kilotoni (equivalente a 5.000-15.000 tonnellate di tritolo, una bomba quindi di potenza di poco inferiore a quelle lanciate nel 1945 sul Giappone dagli Stati Uniti). C’è chi pensa ancora che Pyongyang abbia usato qualche trucco, magari impiegando anche esplosivi convenzionali per far credere che la bomba fatta esplodere abbia una potenza maggiore di quella effettiva, ma la maggior parte degli esperti ritiene che un ordigno sperimentale di questa classe sia nelle capacità del complesso nucleare militare nordcoreano.
Un test nucleare sotterraneo, condotto senza contaminazione atmosferica, offre una messe di dati relativamente ridotta, ma anche solo dallo studio accurato delle onde sismiche provocate dall’esplosione è possibile ottenere dati di dettaglio sul tipo di bomba e sulla riuscita del test. Altri dati sono poi raccolti da aerei e unità navali che gli Usa hanno schierato nella regione (tracce atmosferiche sono e saranno rilevabili per qualche giorno), mentre anche i sistemi di sorveglianza spaziale hanno raccolto importanti informazioni, dalle comunicazioni alle misure tecniche, all’osservazione dell’area dove e stata condotta l’esplosione.
Ma questa parte del lavoro è relativamente semplice. Più complesso sarà determinare quanto tempo occorre alla Corea del Nord per passare da una bomba sperimentale alla cosiddetta «weaponization», la realizzazione di un ordigno impiegabile militarmente. Il passo successivo consiste nell’associare l’ordigno a un vettore, come un bombardiere, un missile balistico, un proietto d’artiglieria che consenta di «recapitare» la bomba contro un avversario.
Su questi aspetti critici non c’è unanimità: posto che la Corea del Nord ha la «materia prima», il plutonio, per realizzare da 6 a 12 bombe, e può comunque procedere alla produzione di altro materiale fissile, gli analisti ritengono che serviranno anni prima che Pyongyang abbia una vera bomba e i mezzi per portarla a destinazione.
Tuttavia, la Corea del Nord dimostra una notevole spregiudicatezza nei sui programmi militari strategici: non applica le procedure scientifiche e tecniche e neppure quelle minime di sicurezza considerate indispensabili nel resto del mondo, ed è disposta a prendere scorciatoie e a correre rischi enormi pur di ottenere il risultato politico-strategico desiderato. Ecco perché i lanci dei missili balistici, come quelli effettuati in luglio, spesso si concludono con clamorosi fallimenti, mentre vengono prodotti e distribuiti ai reparti armamenti forse più pericolosi per chi li dovrebbe utilizzare che per i potenziali bersagli.
Quando si parla di armi nucleari la prudenza non è mai troppa e ci si deve preparare anche al peggio, cioè alla disponibilità di vere armi nucleari da parte della Corea del Nord nel giro di un paio d’anni. Non solo, ma Pyongyang potrebbe mettere al servizio del miglior offerente la sua tecnologia, come è accaduto nel caso dei missili balistici. E ci sono molti Paesi interessati a entrare nel club nucleare pagando qualunque cifra senza battere ciglio.