Le origini e la storia di tre lingue europee

Caro Dottor Granzotto, prima di tutto la ringrazio per il piacere che da molti anni mi dà il leggerla; in secondo luogo una preghiera. Nel numero 135 del nostro giornale, la signora Maraschio, neopresidente della Crusca, intervistata da Eleonora Barbieri, ha dichiarato: «L’italiano è unico perché è stato creato dai poeti e non da una capitale (come il francese) o da una chiesa (come il tedesco)». Mi spiega il perché di queste parole?


Lei è troppo severo con i colleghi stranieri, caro Visconti. Si ricordi che così come ogni «scarraffone» anche ogni lingua è «bella a mamma sua» (e comunque sempre più bella di quella del vicino). La professoressa Nicoletta Maraschio - la prima donna a capo della Brigata dei Crusconi - ha detto, e non poteva essere altrimenti, le cose come stanno. Dell’italiano, si sa: già balbettava prima che se ne prendessero cura i poeti («Sao ke kelle terre» è del 960, tanto che si potrebbe affermare che l’italiano ebbe per padrino un notaio), ma in ogni caso furono i poeti a tenerlo a balia. Cielo d’Alcamo con la sua «Rosa fresca aulentissima c’appari in ver l’estate...», poi il Dolce stil novo, poi Dante ed eccolo là, l’italiano. Diverso è il caso del francese, che a lungo rimase in bilico fra la lingua d’Oc (parlata a nord della Loira) e la lingua d’Oïl (parlata a sud della Loira. Grosso modo). Però quando Parigi - e la sua Corte - si affermò quale centro politico e culturale del Paese, la lingua che vi si parlava, quella d’Oc, si impose sull’altra e in breve tempo assunse carattere nazionale finendo poi per essere codificata, verso la fine del Seicento, nel sontuoso e puntiglioso Dictionaire de l’Académie Française.
Il tedesco deve invece tutto o quasi a Martin Lutero. Coerente con la sua predicazione, il padre della Riforma tradusse infatti la Bibbia (che la Chiesa proibiva di rendere dal latino al volgare) in un idioma che si richiamava ai dialetti della Germania centrale (la Germania era un mosaico di staterelli e di vernacoli) arricchito da forme e espressioni popolari. Reso in tal maniera accessibile all’insieme dei tedeschi il linguaggio della Bibbia di Lutero divenne quel che oggi è, con le dovute messe a punto di qualsiasi idioma, il Deutsche Sprache. Anche l’inglese ha la sua «Bibbia». Il così detto «middle english», parlato dalla conquista normanna fino a tutto il Rinascimento, sottoposto ad una prima normativa nel XV secolo, con quello che è chiamato il Great Vowel Shift, il grande spostamento vocalico, fu definitivamente fissato dal Dottor Johnson, Samuel Johnson, che tra il 1747 e il 1755 diede corpo ad un «Dizionario della lingua inglese» che, dell’inglese, costituì appunto la «Bibbia», il canone. Debbo aggiungere che il Dottor Johnson ebbe un altro esimio merito: quello di fornire il soggetto ad un genere letterario di grande successo: la biografia. Scritta da James Boswell, «Vita di Samuel Johnson», un capolavoro, fu presa a modello per le successive biografie, fino ad allora molto «accademiche», fredde, dove l’aneddoto, il fatto personale o la descrizione della quotidianità e dell’ambiente erano tassativamente escluse (la suggerisco come straordinaria, appassionante lettura estiva, sempre che l’estate si mostri. Bompiani dovrebbe averla ancora in catalogo. Spero).