Ortega y Gasset La buona novella è nella missione individuale

È comunemente accettato che alla base di un sano pensiero liberale si debba porre la cultura cristiana. Ne troviamo conferma studiando le opere di quello che probabilmente è stato il filosofo che ha difeso il liberalismo con argomenti più solidi, lo spagnolo José Ortega y Gasset (1883-1955). Non solo perché rappresentava per lui l’ancoraggio al culmine della civiltà europea mentre la novecentesca «ribellione delle masse» (evento che diede titolo alla sua opera più nota) edificava nuove sottili forme di schiavitù. Lo stesso rapporto fra l’io e il mondo circostante, ovvero il nucleo esistenziale della filosofia orteghiana, porta l’eredità della buona novella: l’incarnazione di Dio nell’uomo, l’eterno che si fa storia e diventa la parte più intima di noi.
Queste sono le conclusioni cui giunge il giovane filosofo milanese Maximiliano Cattaneo nella sua prima opera, dedicata appunto al grande maestro ispanico: José Ortega y Gasset. L’io e la circostanza (Cantagalli, pag. 222, euro 16). Il saggio si concentra proprio sul valore che lo spagnolo attribuiva al quehacer il «proprio daffare», la missione personale, il talento specifico di ognuno di noi, quella che religiosamente chiamiamo «vocazione». L’unica efficace arma contro standardizzazione e massificazione della modernità è proprio cercare questo punto di incontro equilibrato e armonico fra soggetto e mondo circostante. Quest’ultimo però non va confinato nella realtà visibile o nelle astrazioni del razionalismo. Solo coloro che Ortega y Gasset chiamava «invertebrati» non cercano risposte riguardo alle cose ultime e si chiudono ogni via di accesso al trascendente. Ignorare che un individuo è fatto di anima e corpo significa privarlo della vera e unica libertà, dare vita a un’umanità che in ultima istanza nega l’uomo reale.
Salvaguardare l’io significa scoprirlo, e di conseguenza scoprire il Dio che ha reso possibile quell’io, il Dio cristiano che fa udire la propria voce nella vita universale, edifica il ponte fra la sua azione creativa e la nostra. Col cristianesimo abbiamo la vera nascita della responsabilità individuale, del giusto rapporto fra gli abitanti della Terra. Sant’Agostino scrive le Confessioni inaugurando l’esame della propria interiorità, San Tommaso offre con la filosofia un perfetto equilibrio tra fede e ragione, cibo forte che teneva in piedi l’hombre gótico poi buttato a terra dal divorzio fra corpo e anima sancito dal Rinascimento.