Osama: «Ordinai di persona l’attacco alle Torri»

Il leader di Al Qaida «scagiona» Moussaoui. E su Internet diffuso un manuale di strategia terroristica scritto da Mustafa Nasar, l’uomo ha creato cellule in tutta Europa

da Dubai

Osama Bin Laden torna a farsi vivo. In un messaggio audio, diffuso ieri sera via Internet, il capo di al Qaida, il numero uno del terrorismo mondiale, essere stato lui ad ordinare gli attacchi dell’11 settembre all’America e aggiunge di avere impartito personalmente ai 19 kamikaze i compiti di quella sconvolgente giornata. Nessuna novità, in sostanza. Da subito gli Stati Uniti indicarono il miliardario saudita-yemenita e la sua Spectre del terrore come i mandanti dei devastanti attentati e, infatti, la rappresaglia di Washington si abbatté sui covi delle montagne afghane nelle quali Osama e il suo folle esercito avevano le loro basi, ospitati dal regime talebano del mullah Omar. Ma mai Osama, nei suoi rari messaggi, aveva dichiarato di avere detto di persona ai maledetti diciannove di puntare con gli aerei dirottati sulle Torri Gemelle di New York, sul Pentagonono, a Washington, e su un terzo obiettivo ancora sconosciuto (forse la Casa Bianca), che non fu colpito soltanto perché i passeggeri si ribellarono e fecero precipitare il loro jet.
Nel suo messaggio, che sembra essere autentico, Bin Laden tenta di scagionare il francese Zacharias Moussaoui, condannato recentemente all’ergastolo negli Stati Uniti, per essere stato al corrente dei piani terroristici e non avere informato le autorità. Moussaoui è estraneo a quell’operazione, sostiene l’imprendibile superterrorista. Con Internet non è giunto soltanto il video di Osama, ma anche, qualche ora prima, un corposo manuale di 1.600 pagine, firmato con il nome d’arte Abu Musab al-Suri. Sono descritti strategie e metodi d’azione per una nuova generazione di alqaidisti. Nel mirino soprattutto l’Europa. L’autore del trattato è ora in una prigione segreta americana e gli investigatori di vari Paesi si sono messi in fila per poterlo interrogare, convinti di avere a che fare con lo stratega che ha ispirato le stragi di Casablanca (2003), Madrid (2004) e Londra (2005). Dopo che per mesi anche solo la notizia del suo arresto è stato priva di conferme, cominciano a emergere la storia personale, lo spessore e il carisma di Mustafa Setmarian Nasar, un siriano-spagnolo ritenuto dagli Usa tra i terroristi più pericolosi al mondo.
Nasar è stato catturato lo scorso ottobre dai pachistani a Quetta e consegnato agli americani, che da allora lo interrogano nel massimo segreto. Pur non avendo probabilmente avuto alcun ruolo operativo nelle stragi più recenti in Europa e Nord Africa, Nasar viene ritenuto il punto di riferimento per gli autori degli attentati. Nelle 1.600 pagine della sua opera principale, «La chiamata per una resistenza islamica globale», Nasar ha elaborato strategie che tengono conto dei cambiamenti avvenuti dopo l’11 settembre 2001 e del ridimensionamento della struttura centralizzata di Al Qaida. Il modello che ne emerge è quello di una Jihad affidata a una miriade di piccoli team di estremisti islamici, capaci di agire in modo autonomo e con pochi o nessun legame con Bin Laden e i leader storici del network terrorista.
«L’architetto della nuova guerra all’Occidente», è la definizione che il Washington Post ha scelto per Nasar, mettendo in prima pagina il volto dell’uomo sul quale, fino allo scorso anno, gli Usa avevano messo una taglia di 5 milioni di dollari. Le sue teorie su come decentralizzare la Jihad, affermano esperti di intelligence interpellati dal quotidiano, hanno fatto breccia su Internet e sono ora ampiamente diffuse. Molto spesso, si tratta di idee che appaiono come critiche dirette a Bin Laden, di cui Nasar è stato un allievo in passato. Secondo le indagini condotte su di lui in particolare dalle autorità spagnole, Nasar, 47 anni, negli anni Novanta avrebbe fatto nascere una molteplicità di cellule terroriste in Europa, Italia compresa.