Pacs e coppie omosessuali, l’Unione getta la maschera

Luca Volontè*

L’altro ieri nell’Aula di Montecitorio è accaduta una cosa strana e preoccupante. I Radicali avevano già attaccato l’intervento del cardinal Truijllo, come se il Parlamento nazionale di una democrazia laica potesse discutere a chi assegnare il diritto di opinione. Nessuna parola invece sulle infamanti cartacce gettate dal Manifesto all’indirizzo del Papa nel giorno dell’Immacolata. Il ministro Rosy Bindi stava rispondendo al question-time sui Pacs, sul taglio di 60 milioni di euro per il fondo famiglie al Senato e sul «blocco» del decreto di recepimento della direttiva Ue che rischiava di parificare le coppie di fatto alle famiglie a partire dai ricongiungimenti dei cittadini immigrati. Ma quegli obblighi europei di riconoscere eguali diritti alle coppie di fatto, di cui ha parlato il segretario di Rifondazione Franco Giordano, non esistono. Allora dai banchi comunisti si dichiara palesemente la fine della pantomima: «Vogliamo diritti pubblici per le coppie omo».
Alla faccia delle belle intenzioni della Bindi! Alla faccia del diritto di associazione dell’articolo 2 della Costituzione, che i «compagni di merende» di Prodi vorrebbero in contrasto con l’articolo 29 sulla famiglia. Il carattere pubblicistico che si vuol dare alle coppie di fatto, porta lo Stato a intromettersi nelle lenzuola delle persone italiane e questo è francamente un brutto segnale per la civiltà di una democrazia. Si vorrebbe trasformare i sentimenti privati in riconoscimenti pubblici, in esempi da additare.
È questa la vera ragione della battaglia di una parte dell’Unione verso le radici giuridiche e religiose del Paese. Dare ruolo pubblico equivale a intraprendere la strada dell’inciviltà «zapatera», del «capriccio legiferato», dell’istinto temporaneo come fonte del diritto privato e pubblico. Un anticipo dello Stato totalitario, se non si capisce cosa sia la democrazia, se non si è accettata nemmeno la lezione di Bobbio contro l’aborto, certamente non si può che seguire le intolleranti parole della Bonino.
C’è una vendetta da compiere, quella che il fronte del politically stupid, perdente al referendum del 2005, vuole avere nei confronti del popolo italiano che bocciò la pubblicità antivita dei «sorrisi alla Ferilli». Nell’Unione tutti sono sottoposti alla «nuova legge», il Programma enciclopedico ha preso il posto dei Dieci comandamenti, con l’aggravante che alcuni dei comunisti si pensano i «novelli» Jhavè. A quel «Dio creò... maschio e femmina li creò», vorrebbero sostituire «L'opinione mass-mediatica creò... di tanti generi li creò». È questo il punto in gioco, come nelle parole di molti dell’Unione si vuole arrivare ai Pacs ai gay per giungere all’adozione dei bambini. Tentazione da «Torquemada» del laicismo e del libertinismo alla Pannella, replica del «caso Buttiglione?». Il Papa ha ragione da vendere. È paradossale che neanche un rabbino e né un mullah intervenga nel dibattito.
Segno del percorso a cui conduce quella «laicità umanitaria» di cui parlava D’Alema lo stesso giorno al Consiglio nazionale dei Ds. Nessuna accenno alla esperienza costituente dei «compagni» Togliatti e Iotti e alla loro difesa della società naturale familiare, forse la vergogna che si prova verso i propri antenati? Nemmeno per sogno, in perfetto stile «revisionista», ciò che della tradizione contrasta con le attuali opinioni, viene censurato. Eppure, proprio nella Costituente si confermò la lungimiranza dei comunisti e democristiani nel cogliere quei valori fondamentali della Carte Costituzionale. Noi, difendendo la famiglia, difendiamo il Papa, la Costituzione e finanche la memoria della coppia di fatto Togliatti-Iotti. Il massimo.
*Presidente gruppo Udc alla Camera