Il paese pronto a pagare perché non vuole morire

Per evitare il continuo spopolamento il sindaco regala 3mila euro l'anno alle famiglie che trasferiscono la residenza

È il Comune che vanta la maggiore estensione territoriale all'interno della città metropolitana di Torino. Con i suoi 132,52 chilometri quadrati occupa un'area più grande di quella che ospita lo stesso capoluogo piemontese. Eppure a Locana, paesino di montagna incastonato nel parco nazionale del Gran Paradiso, vivono solo poco più di 1.400 persone. Che di anno in anno diminuiscono. Negli ultimi 30 anni la popolazione si è quasi dimezzata e così oggi il Comune ha deciso di correre ai ripari. Da quest'anno per le famiglie che vogliano fissare qui la loro residenza, e iscrivere i propri bambini alla scuola dell'obbligo o a quella dell'infanzia, ci sono a disposizione speciali bonus. Ben novemila euro in tre anni, finanziati dalla stessa amministrazione.

L'obiettivo è chiaro: «Non vogliamo sparire, ma soprattutto non vogliamo che i nostri tre istituti scolastici siano costretti a chiudere» spiega il sindaco, Giovanni Mattiet. L'iniziativa è stata battezzata «Tutti a scuola a Locana» ed è rivolta alle coppie, con almeno un figlio, che vogliono trasferirsi nel borgo, iscrivendo il bimbo in una delle classi locali. Ma non basta, perché il bando prevede anche un reddito Isee minimo per accedere al bonus: settemila euro l'anno per ogni famiglia. Oltre che la residenza per almeno cinque anni consecutivi sul territorio nazionale.

«Ci rivolgiamo a chi ha già un lavoro e una situazione economicamente abbastanza stabile, perché non possiamo garantire aiuti a nessuno prosegue il sindaco . Abbiamo paura che la nostra iniziativa richiami disoccupati o persone senza reddito che non potremmo sostenere. Ecco perché è necessario un Isee minimo. Qui da noi potrebbero trovare un luogo calmo e sicuro nel quale far crescere i bambini, immerso nel verde».

Al momento qualche richiesta è già arrivata, ma il Comune ha dovuto depennare diversi nuclei in gravi difficoltà economiche. «Ci sono arrivate adesioni da parte di persone senza Isee o con Isee da mille euro l'anno conferma il primo cittadino -. Per lo più italiani senza lavoro, che però non possiamo accogliere». Perché le risorse, tutte del Comune, sono esigue. Per questo progetto l'amministrazione ha messo a disposizione 9mila in tre anni per ogni famiglia, recuperati grazie alle energie rinnovabili. «Da noi l'acqua non manca spiega e così abbiamo creato alcune piccole centrali idriche autonome che ci consentono di contare su piccole somme. Usiamo questi soldi per la manutenzione del territorio, per lanciare la nostra piccola stazione sciistica, per allestire una piscina a disposizione dei residenti». E, naturalmente, anche per non sparire a causa dello spopolamento.

«All'inizio del Novecento Locana aveva più di seimila abitanti prosegue -. Con gli anni sono diminuiti sempre di più, perché le persone hanno cominciato ad abbandonare la montagna per trasferirsi in città. Ma sono stati gli ultimi dieci anni quelli in assoluto più difficili. In questo arco di tempo abbiamo perso ben 250 residenti». Questa emorragia costante si traduce in un altro problema. «Se le famiglie vanno via non nascono più bambini e così le nostre scuole rischiano di chiudere. Con il conseguente licenziamento o trasferimento degli insegnanti. E con la perdita di un pezzo importante della nostra cultura e delle nostre tradizioni dice -. Al momento abbiamo due istituti, la scuola primaria e quella media. Con circa 120 studenti iscritti. E un asilo, con due sezioni attive. Sono ancora troppo pochi per garantire la sopravvivenza di questo sistema».

Di qui l'idea di attirare nuovi nuclei con questi bonus da tremila euro l'anno per tre anni. «Il nostro obiettivo è richiamare sul nostro territorio famiglie giovani, che lo ripopolino con i loro figli va avanti il sindaco -. Per questo speriamo anche di riuscire a fare rete con altri Comuni a rischio spopolamento, in modo da aiutarci reciprocamente. L'allarme riguarda tutta Italia e va risolto prima che sia troppo tardi». Ne sanno qualcosa a Candela, 2.790 abitanti in provincia di Foggia. Anche qui la fuga dei residenti è un problema molto sentito. Basti pensare che negli anni Novanta da queste parti vivevano quasi ottomila persone. E così il sindaco Nicola Gatta ha annunciato un bonus economico da duemila euro per combattere la desertificazione dell'area, oggi abitata quasi esclusivamente da persone anziane. Anche in questo caso il bando presenta dei paletti: per ottenere l'incentivo è necessario fissare la residenza, avere una casa in affitto e un lavoro che frutti almeno 7.500 euro all'anno: «Non vogliamo che la gente venga pensando di vivere alle spalle del Comune. I nuovi residenti dovranno lavorare e avere un'entrata economica», specifica il primo cittadino. Da quando il bando è stato pubblicato Candela ha accolto sei nuove famiglie, tutte provenienti da città del Nord. Sulla stessa linea è anche il sindaco di Sarmede, poco più di tremila anime in provincia di Treviso. Larry Pizzol ha deciso di regalare 400 euro a ogni nuovo nato iscritto all'anagrafe comunale, per incentivare le famiglie giovani a mettere al mondo bebè. E non finisce qui perché l'amministrazione veneta sta valutando altri bonus da 300 a 400 euro dedicati a chi voglia fare le valigie e trasferirsi sul proprio territorio.

Molto ricco è anche il bonus messo a disposizione dal primo cittadino di Quadri, circa 900 abitanti in provincia di Chieti. Qui ogni nuovo nato può ricevere buoni fruttiferi postali da 5mila euro, più altri 500 euro di interessi. In questo caso l'obiettivo è mettere nelle tasche dei piccoli residenti una somma, disponibile dal compimento dei 18 anni, per pagarsi l'università o per aprire un'attività commerciale in paese. Non finisce qui perché l'amministrazione abruzzese ha messo a disposizione anche un altro bonus da mille euro per le famiglie monoreddito con figli. In questo caso la somma può essere utilizzata per acquistare biberon, carrozzine, pannolini e giocattoli. Infine c'è il caso di Montieri, poco più di mille abitanti in provincia di Grosseto. Qui per evitare lo spopolamento il sindaco Nicola Veruzzi punta tutto sul patrimonio immobiliare. E così ha deciso di mettere in vendita le case private e disabitate a prezzi simbolici, in modo da attirare nuovi abitanti e da ristrutturarle. Finora questa misura ha permesso di cedere circa venti abitazioni a persone in arrivo da tutto il mondo, compreso il lontano Giappone. Per lo più giovani coppie sulle quali adesso il piccolo borgo toscano punta per poter tornare a vivere.

Commenti
Ritratto di OdioITedeschi

OdioITedeschi

Mer, 12/09/2018 - 10:43

Se si abolisse il signoraggio bancario o ancora meglio l'uso del denaro e ci fosse un'equa ridistribuzione delle risorse dove ogni cittadino dedica un paio di ore al giorni in servizi di volontariato (un servizio per gli altri, come amo definirlo io) ecco che certi problemi neanche nascerebbero e chiunque vorrebbe vivere in montagna o persino in campagna. Questo sistema e marcio e la gente punta il dito su cose completamente sbagliate. Chissà a quando un risveglio delle coscienze e della consapevolezza.