Palazzo Marino ora si veste da museo: in mostra l'arte del '500

Dal 2 giugno aprono ai turisti quattro nuove sale con affreschi e arazzi. Visite guidate gratuite

Giovan Paolo Lomazzo nacque 19 anni dopo la morte di Leonardo. E ne aveva 26 quando se ne andò Michelangelo. Era un milanese dalla faccia torva e arrabbiata. Ed era cresciuto nella bottega di Giovan Battista della Cerva, allievo a sua volta di Gaudenzio Ferrari, una delle personalità di maggior spicco dell'arte di allora in città. Trattatista, ma soprattutto pittore, si legò al Manierismo e tracce della pittura dei due grandi genî si ritrovano nelle sue pennellate che recepiscono colori e suggestioni anche dal Luini, cugino di sua moglie. La cappella Foppa in San Marco ospita il suo ciclo più importante, ma il Lomazzo - che amava ritrarre anche se stesso - lavorò in altre chiese milanesi. In particolare al monastero benedettino di San Vincenzino alle monache. Era a Porta Vercellina, ma dal 1964 non esiste più.

Gli affreschi che vi erano contenuti furono «strappati» dai muri. Oggi si trovano in due sale di Palazzo Marino con altri capolavori dal medesimo destino. Il Fiammenghino, al secolo Giovanni Battista Della Rovere, discendente di papa Giulio II, mentore e committente di Raffaello, lavorò a San Vito al Pasquirolo, chiesina alle spalle di corso Europa. E tuttora in piedi. Anche lì intervenne lo scalpello. Gli affreschi furono trasferiti su tela e ne venne così protetto il deterioramento. Ma anch'essi traslocarono. E si ritrovarono nella sede che è oggi il Comune di Milano. O, come ama definirla il sindaco, la casa dei milanesi.

E siccome la casa non può chiudere le porte in faccia ai suoi abitanti, la sede amministrativa di Milano ha deciso di riaprire le stanze dove sono ospitati i capolavori del Lomazzo e del Fiammenghino. Troppo piccole per essere destinate ad attività comunali, troppo grandi - e sprecate - perché un qualche privilegiato possa individualmente goderne per il proprio studio. E così la Sala della Trinità e quella della Resurrezione spalancheranno l'ingresso al pubblico dal 2 giugno - dalle 10 alle 20 - insieme alla sala delle Tempere e a quella degli Arazzi.

Un insieme di coincidenze, se ci si pensa. Perché i tessuti sono già in mostra in centro, mentre Leonardo è il primattore delle iniziative culturali della città in occasione di Expo. Nel complesso tutto quadra e si armonizza. La pittura del Lomazzo che a soli quarant'anni divenne cieco e dovette riporre la tavolozza, i toni leonardeschi, i richiami michelangioleschi, anch'essi molto vivi in città. E, come detto, gli arazzi. Dal 3 giugno prenderanno il via le visite smart al Palazzo. In tre quarti d'ora, con l'ausilio di un'audioguida in nove lingue oltre all'italiano, sarà possibile visitare lo storico edificio in cinque turni al giorno ogni martedì, mercoledì e venerdì. In mattinata alle 9.30, 10.30 e 11.30, mentre al pomeriggio alle 14 e alle 15. Lunedì e giovedì, turni che prevedono sedute consiliari, la visita guidata dura due ore in gruppi omogeneamente assortiti, previa prenotazione allo 02-88456617 o via mail: DSCOM.VisitePalazzo Marino@comune.milano.it. Tutte le visite sono gratuite. Partner dell'iniziativa culturale è la Banca Popolare di Milano che lega il suo nome anche ai restauri di San Maurizio, aperti al pubblico dal 22 giugno.