Palestina, uno strano terrorismo

Caro Direttore, le chiedo un po’ di spazio per fare qualche riflessione sulla polemica che ha opposto qualche giorno fa l’editorialista sul Corriere della Sera Magdi Allam al nostro ambasciatore al Cairo Antonio Badini. Ciò che mi spinge a intervenire non è tanto l’amicizia e la profonda stima professionale che nutro per l’ambasciatore quanto il contenuto degli scritti di Magdi Allam, di cui vorrei denunciare la pericolosità.
Il contendere è questo. Badini ha firmato un accordo «per il progresso delle scienze umane nel Mediterraneo» fra cinque delle più prestigiose università italiane e la più celebre delle università islamiche, quella di Al Azhar. Allam, citando l’Avvenire parla di amicizie sbagliate perché sia il rettore Ahmed al-Tayeb sia l’imam protettore Mohamed Sayad Tantawj hanno rilasciato dichiarazioni a favore dei palestinesi che si immolano per colpire Israele. «I palestinesi - avrebbe detto Tantawj - sono un popolo che non ha niente. Povera gente che viene uccisa ogni giorno. Nella disperazione ricorrono a mezzi estremi per opporsi all’occupazione».
La prosa di Magdi Allam è quanto meno incauta perché corre il rischio di rimettere in discussione ciò che la propaganda di Israele ha conquistato a non poco prezzo; l’equiparazione del terrorismo palestinese a tutti gli altri terrorismi del mondo. Perché non è così, Israele occupa dal 1967, con una guerra preventiva, territori arabi, abitati da arabi, colmi di beni arabi. Da questi territori si sono sparsi per il mondo più di due milioni di profughi ai quali si nega tuttora persino la prospettiva di ritorno. È almeno dal 1984 - data dell’incontro a Tunisi tra Craxi e Arafat, con la svolta dell’Olp per il negoziato - che i palestinesi si battono all’insegna di «pace contro territori». Se si guarda la carta geografica della Palestina, si inorridisce: è una pelle di leopardo con più macchie che pelle. Quando gli Stati Uniti dicono che il futuro Stato Palestinese deve avere «continuità territoriale» adoperano un eufemismo per indicare una realtà abbondantemente compromessa. Il ritiro da Gaza, quando avverrà, non varrà più d’una parzialissima riparazione. Si tratta di spostare ottomila coloni di prima generazione. De Gaulle ne ha spostato un milione dall’Algeria ed erano di terza o quarta generazione, più algerini che francesi.
Se prendessimo i sentimenti del mondo arabo per il conflitto in Palestina a metro dell’amicizia, o inimicizia, verso l'Occidente, potremmo già tranquillamente prepararci a un conflitto mondiale con l’intero Islam. Per fortuna non è così. C’è un numero infinito di islamici il cui cuore batte - come il nostro - per la Palestina ma anche per la pace e contro il terrorismo fanatico. Noi dobbiamo essere amici di costoro perché il terrorismo o sarà sconfitto dall’Islam moderato o vivrà all’infinito. Contro il terrorismo le nostre armi sono spuntate. Lo dimostra Londra, Madrid, Sharm el Sheikh, lo dimostra l’Irak. Farci più nemici ancora è una politica sbagliata e pericolosa.