Palladio, i 500 anni di un genio dell'architettura

A Palazzo Barbaran da Porto, a Vicenza, fino al 6 gennaio la grande mostra del figlio in un mugnaio che rivoluzionò i canoni architettonici del Cinquecento

Una grande mostra per conoscere davvero il figlio del mugnaio, Andrea Palladio. Si è aperta a Vicenza a Palazzo Barbaran da Porto in occasione del suo anniversario. Da cinque secoli infatti, Andrea Palladio è l'architettura. Nato a Padova il 30 novembre del 1508 il noto progettista ha creato ville, ponti, conventi e teatri non solo a Venezia o Vicenza, ma anche numerosi edifici di campagna, opere che tutto il mondo ci invidia e che sono diventate un esempio per intere generazioni di architetti. Dopo la sua morte nel 1580, le sue opere e il suo famoso trattato "I Quattro Libri dell'Architettura" hanno trasformato dall'Europa all'America il modo di concepire il costruire e la progettazione del territorio.

Figlio di una cultura locale, Palladio realizzò oltre sessanta capolavori: le famose ville del Padovano, del Verone, del Vicentino, e del Trevigiano. I Ponti di Bassano e quello di Torri di Quarterolo, ma anche le Chiese di Venezia come il Redentore o San Giorgio, i palazzi pubblici e privati e il Teatro Olimpico di Vicenza, nonché la grande Basilica cittadina. La formazione Palladio la deve a Giangiorgio Trissino, con il nobile e scrittore vicentino creò una grammatica di forme e di proporzioni, un misurato vocabolario di motivi che ne tenne conto persino il Movimento Moderno. Vasari lo inserisce subito nelle sue “Vite degli artisti” nel 1568.

Il suo nome evocava Pallade Atena, la dea della conoscenza, nonchè richiamava l'Angelo custode dei buoni che sposò la figlia di un falegname, Allegradonna. Per l'occasione sono stati organizzati una serie di eventi che vanno dal teatro alle conferenze, spettacoli percorsi e visite guidate a Villa Bodoer, Villa Emo, Godi, Cornaro, Barbaro Maser, Valmarana, Pisani, La Rotonda, solo per citarne alcune. (Per informazioni e prenotazioni tel.199.199.199 oppure www.andreapalladio500.it).

La mostra che comprende oltre 200 opere originali, fra disegni autografi, dipinti, libri, manoscritti, mappe, bronzetti e monete, nonchè un gran numero di modelli architettonici dal 31 gennaio al 13 aprile si trasferirà a Londra alla Royal Academy of Art. Una terza edizione è in preparazione negli Stati Uniti. L'esposizione si snoda attraverso 10 sale impegnando l'intero piano nobile di Palazzo Barbaran da Porto di Vicenza, l'unica dimora urbana che palladio riuscì a realizzare integralmente. I temi presentati nelle varie sale sono suddivisi in tre sezioni: “La carriera di un genio dell'architettura”, “Nella mente di Palladio”, “Un eterno contemporaneo”.

La mostra accoglie il visitatore con un dipinto di Leandro Bassano dalla National Gallery di Londra che mostra un cantiere veneto nel Rinascimento in cui compare un giovane scalpellino intento a sbozzare un blocco di pietra: un'immagine straordinariamente efficace degli inizi del giovane Andrea di Pietro. Accanto ad esso due meravigliosi bronzetti provenienti da Oxford e da Cambridge, opera di Vincenzo Grandi, il padrino di battesimo di Palladio che certamente ha influito sulla scelta del giovane Andrea di privilegiare la polvere di marmo al bianco della farina del forno paterno.

Seguendo il percorso, da Padova ci si sposta nella Vicenza di Giorgio Trissino e alle prime opere di Palladio documentate da una serie di disegni autografi e dai ritratti dei committenti come Iseppo Porto con il figlioletto Leonida, uno dei più bei ritratti del Veronese. Un'emozionante sequenza di segni descrive Palazzo Chiericati e il suo committente Girolamo. Non manca il mondo delle ville con le splendide decorazioni ad affresco di Veronese e la documentazione di esse con grandi modelli lignei palladiani. Un dipinto di Tintoretto restituisce il volto aggrottato del terribile Sansovino, rivale di Palladio nella città lagunare. Una sequenza infinita di disegni autografi palladiani sono affiancati da studi di ponti come quello di Rialto o da ricerche per case di edilizia minore a Venezia. Alla fine venne scelto il Ponte di Rialto di Antonio da Ponte ma trionfò un Palazzo Ducale palladianizzato, ossia con una ossatura lineare, con colonne e timpani, proposto dopo il terribile incendio del 1577. Quarant'anni di progetti vissuti sulla carta, in cantiere e attraverso scritti a testimonianza dei segreti palladiani, un modo di sagomare i mattoni per realizzare delle colonne evitando di usare costosi marmi e monoliti in pietra.

Le sue tecniche per realizzare intonaci che mischiano polvere di marmo alla calce ottenendo il prezioso “marmorino” sono cosa ormai risaputa. Invece una delle grandi novità emerse è il fatto che Palladio usasse una vernice rossa per differenziare le diverse parti degli ordini architettonici con il risultato straordinario, come all'interno della Chiesa di San Giorgio, che per secoli si era pensato che l'avesse concepita tutta bianca, mentre era il rosso il colore originale dominante.

Nella Terza Sala le fortunate “Guide” di Roma del 1544, i “Quattro Libri dell'Architettura”(1570), “Cesare” (1575) e “Polibio” (1580). Qui si trovano anche carte geografiche per il Vaticano, una delle più belle mappe rinascimentali. La sua eredità è stata racconta da Vincenzo Scamozzi a Inigo Jones, in mostra in ritratti di Van Dyck. L'ultima mostra uscendo è lo splendido “Capriccio” di Canaletto che mostra il Ponte di Rialto come lo avrebbe voluto Palladio, la Basilica Palladiana e a Plazzo Chiericati.
Il Comitato Nazionale per le celebrazioni del Quinto centenario della nascita di Palladio è Presieduto da Amalia Sartori. La mostra è stata realizzata con il contributo di 74 esperti e patrocinata dal Ministero dei Beni Culturali e presentata dal Presidente Giorgio Napolitano.