Palme o brughiere? Il whisky del futuro profuma di Tropici

Il Kavalan di Taiwan è stato votato il migliore al mondo, raddoppia le vendite in Italia e guida l'esercito degli spiriti esotici. Dai terremoti alla tecnologia, fino agli aromi di mango e spezie, tutti i segreti dell'ultima moda alcolica

di Marco Zucchetti

Chi è rimasto agli spot tv anni '90 con i guerrieri in kilt che bevevano scotch e il bellimbusto Michele che se ne intendeva di malti dal colore chiaro e dal gusto pulito, si deve preparare a ribaltare iconografia e geografia, e ad associare il whisky a palmizi, pagode di bambù ed occhi a mandorla. Perché se dalla Scozia arriva il whisky di sempre, è dal Giappone che arriva il whisky del momento. Ma è da Taiwan che arriverà anzi, è già arrivato - il whisky del futuro. Che per ironia della sorte porta il nome di una tribù indigena quasi estinta: Kavalan.

IL GIRO DEL MONDO

Intendiamoci, che l'interesse degli appassionati di single malt avesse già oltrepassato da parecchio il Vallo di Adriano è cosa nota. Come detto, i whisky giapponesi ormai da anni sono considerati tra i più raffinati e per paradosso i più tradizionali, i più «scozzesi». Tanto che nel 2015 Jim Murray nella sua Bible ha assegnato la medaglia d'oro a uno Yamazaki. Ma la recente passione per l'esotico non si limita al Giappone. Riconoscimenti sono andati al Sudafrica (Three Ships), alla Nuova Zelanda (The Oamaruvian), alla Tasmania (il Sullivans Cove è stato miglior whisky del mondo 2014). Tutti Paesi di cultura anglosassone con un clima affine alla madrepatria Scozia.

INDIAN JOB

La nuova moda, invece, pare essere il whisky tropicale. Precorritrici sono state due distillerie indiane, Amrut a Bangalore e Paul John a Goa. Difficile immaginare un hindi in kilt e turbante durante la stagione dei monsoni a Goa, vero? Ma forse finora era perfino più difficile immaginare di produrre whisky di qualità in un Paese con un enorme mercato (l'India è il Paese leader con 1,5 miliardi di litri nel 2014) ma con un clima così ostico. Kavalan ha provato a raccogliere la sfida nell'isola di Formosa, 25° a nord dell'Equatore, lo ha fatto rapidamente e come spesso accade per gli asiatici con una qualità ricercata nei minimi dettagli a costo di sacrificare la tradizione.

COMPUTER E MALTO

La rivoluzione taiwanese del whisky inizia nel 2002, quando nella Repubblica di Cina finisce il monopolio degli alcolici e la King Car Group, multinazionale dedita a bibite e caffè in lattina, decide di aprire una distilleria nella contea di Yilan, nel nord-est dell'isola, dove l'acqua che sgorga dalla Montagna Nevosa e dalla Montagna centrale è particolarmente pura. Il whisky del futuro ha fretta e la tecnologia aiuta, siamo pur sempre nel Paese dei colossi informatici Acer, Asus e BenQ. Così nel 2005 la distilleria è pronta dopo soli nove mesi di lavori e nel 2008 grazie al master blender Ian Chang e alla consulenza del battitore libero Jim Swan - arriva il primo single malt. Quello che farà rischiare l'infarto a mezza Scozia.

EDINBURGO CHOC

Già, perché nel 2010 la rivoluzione taiwanese arriva a Leith, poco fuori Edinburgo. Si celebra la Burns Night in onore del bardo Robert Burns, poeta nazionale scozzese, e in programma c'è anche una degustazione alla cieca di quattro whisky. Tweed, tartan, cornamuse in filodiffusione, è una serata per chi la Scozia la porta nell'anima e la beve a piccoli sorsi. Esperti ed appassionati scrutano e annusano, assaggiano e votano. Un malto in particolare emerge fra tutti: frutta tropicale, chutney di mango, spezie, mette tutti d'accordo. Il Kavalan ha battuto gli scozzesi. Il presidente di giuria, Charles Maclean, discendente di un clan storico, scrittore e istituzione del whisky di malto, inarca il baffo e fa cadere il monocolo: «Oh. My. God!».

MEDAGLIA D'ORO

Era solo l'inizio e neppure Dio avrebbe potuto presagire il resto. Nel 2015 Kavalan è votato miglior whisky del mondo ai World Whisky Awards con il Solist Vinho Barrique, invecchiato in botti di vino bianco e rosso; quest'anno miglior whisky «single cask», ovvero da un'unica botte, con il Solist Amontillado. Ogni anno un milione di visitatori, nel 2017 una produzione prevista di 10 milioni di bottiglie e una crescita esponenziale sui mercati europei. Con un dato impressionante in Italia, dove è distribuito non proprio a prezzi popolari da Velier: +89% di vendite in un anno. Praticamente un'invasione globale. Curioso per l'unica distilleria di un Paese fondato dai tradizionalisti cinesi di Chang Kaishek in fuga dalla modernizzazione comunista di Mao.

MAGIA DEL CLIMA

Ma cosa rende così particolare la vastissima gamma di single malt Kavalan? Due cose: il clima e la tecnologia. Con terremoti frequenti che costringono a stoccare i barili legati insieme, con livelli di umidità anche del 90%, con temperature che vanno da 27 a 42 gradi e con cantine senza aria condizionata che per legge non possono essere costruite né sottoterra, né nella foresta, il whisky è sottoposto a condizioni proibitive che ne accelerano la maturazione (ogni anno la «parte degli angeli», la percentuale di spirito evaporata, è del 10/12%, il quadruplo rispetto alla Scozia). Nasce così uno spirito che dopo soli due anni è già estremamente ricco e denso, un concentrato di aromi. A questo si somma la tecnologia, ovvero un sistema professionale di analisi chimica che permette di mantenere una qualità quasi scientifica e di scomporre ogni single malt del mondo per individuarne gli elementi. Il risultato è un whisky morbido e bevibile in ognuna delle sue 15 espressioni, che divide la critica. Per alcuni il suo successo è studiato a tavolino per stuzzicare l'innata curiosità europea per l'esotico; per altri la sua anima ammiccante si accompagna a un'indubbia qualità, specie nei prodotti d'elite.

A OGNUNO IL SUO

Il Single Malt Classic, l'entry level, è una facilissima bomba di frutta; il Concertmaster, con l'affinamento in botti di porto, ha un'anima vinosa e ricorda una crostata di fragole; il King Car Conductor, dalla gradazione più alta, è fantastico con il dessert. Ma è con la linea Solist, single cask a gradazione piena, che Kavalan dà il meglio. Il Vinho Barrique pluripremiato è una sinfonia che va dal cioccolato alle more fino alle viole, anche se l'oscuro Solist Sherry, con il suo bicchiere color mogano e quella ricchezza espressiva di fichi, ganache e chiodi di garofano, è il più ammaliante. Quello che per parafrasare Paolo Conte bisognerebbe scegliere per essere sicuri di affascinare il proprio cuore, avido di nuove esperienze nell'epoca post-coloniale del whisky del futuro.