A Palombara Sabina è arrivato il tempo delle cerase

Nica Fiori

Se Cechov avesse visitato Palombara Sabina, forse si sarebbe innamorato di quello splendido giardino di ciliegi che è la sua campagna. La ciliegia più buona del Lazio è proprio la cosiddetta Ravenna di Palombara, che dà vita a un importante commercio e in questo periodo di giugno viene celebrata nell’attesissima «sagra delle cerase». La festa, caratterizzata da diverse iniziative fieristiche e culturali che si svolgono in più giorni, tra cui mostre d’arte, concerti, visite guidate gratuite al Castello Savelli (oggi ore 17), raggiunge il clou domani, quando alle 10 e alle 17 nelle vie cittadine è previsto il ballo folcloristico del Saltarello, mentre alle 17.30 inizia la sfilata dei carri allegorici. Questi sono interamente ricoperti di ciliegie rosseggianti, di foglie e di petali di fiori, incollati con certosina pazienza la notte prima della sagra, in modo da essere freschi al momento dell’esibizione.
Se le «cerase» sono il vanto di Palombara, anche altri prodotti ortofrutticoli, tra cui l’olio d’oliva, hanno i loro estimatori. Ma non dobbiamo pensare che Palombara sia solo un centro agricolo; la sua storia, al contrario, appare ricca di vicende interessanti, non di rado cariche di violenza e di sangue nei secoli bui del Medioevo. Il sito occupa probabilmente il luogo dell’antica «Cameria», ricordata da Tito Livio fra le più antiche città latine conquistate da Tarquinio Prisco; oppure, secondo un’altra ipotesi, corrisponderebbe alla sabina Regillum, anch’essa citata da Livio. I1 toponimo, però, riprende il termine «palombara», molto comune nel Lazio per designare le costruzioni rurali adibite all’allevamento dei colombi.
Il suo borgo antico si sviluppa con andamento concentrico attorno al castello Savelli, eretto sopra un’altura conica ai piedi del monte Gennaro. Nel grande maniero, dentro le cui mura trovarono ospitalità papi, antipapi e imperatori, tra cui Federico Barbarossa, si possono ammirare alcuni dipinti cinquecenteschi della scuola di Raffaello.