Paoli, Gianco e Iannacci cantano Tenco

da Parma

Il primo a prendere congedo fu, quarant’anni fa, Luigi Tenco. Poi se ne sono andati De André, il più grande, e Bindi, Gaber, Endrigo, Lauzi. Così restano davvero in pochi, a ricordarci quei primi anni Sessanta in cui la canzone italiana uscì dal medioevo per entrare nell’evo moderno, abbandonando l’oleografia per raccontare la realtà. E ora eccoli, i superstiti, a cantare Tenco al Regio di Parma, oggi nel corso del locale Festival di poesia: ovvero Paoli, Jannacci, Massimo Ranieri, Ricky Gianco. Affiancati dai più giovani Alice, Morgan, Mauro Ermanno Giovanardi, John Di Leo, Luca Faggella e Cecco, chiamati a rileggere il canzoniere tenchiano col lessico di oggi, quasi a certificare la sempreverde attualità d’un repertorio ricco d’emozione e potenziale grandezza, col suo candore, le sue utopie e la morsa del tragico destino che nel ’67 concluse la vicenda di Luigi, prima che il grande artista ch’era in lui raggiungesse gli alti risultati cui era destinato.
Insomma, s’annuncia come un ritratto a tutto tondo quello cui contribuiranno l’orchestra del Regio e la regia di Velia Mantegazza, con l’apporto delle orchestrazioni di Carlo Bistarini. Nel pomeriggio alcuni vecchi sodali racconteranno momenti della vita di Tenco, moderati da Enrico De Angelis responsabile del club sanremese che a Luigi s’intitola. Così, dalle 16, Paoli rievocherà la comune giovinezza, Gianfranco Reverberi l’approdo alla corte di Nanni Ricordi e l’esordio discografico, su cui si diffonderanno anche Ricky Gianco, Roby Matano e Paolo Dossena, Jannacci la scoperta del rock’n’roll, e Giovanardi riferirà sulla scoperta del canzoniere tenchiano da parte delle nuove generazioni. Saranno eseguite alcune canzoni mai registrate su disco, insieme ai classici tenchiani più amati - Un giorno dopo l’altro, Lontano lontano, Vedrai vedrai, Mi sono innamorato di te, Se stasera sono qui, Quando - e ad altri indebitamente sottovalutati, da Cara maestra a Un giorno di questi ti sposerò, Vorrei essere là, Se sapessi come fai.
Nel concerto parmense, agli artisti sarà concesso affiancare alle pagine di Tenco alcune loro composizioni: quasi ad esplorare i nessi che legano il repertorio tenchiano alla cultura degli anni Sessanta, quando la canzone d’autore nasceva proprio a Genova, e una comunità d’intenti legava i diversissimi apporti dei suoi iniziatori. Se l’iniziativa parmense, evitando le trappole dell’agiografia, riuscirà a restituire il clima e il senso di quell’epoca feconda - quando l’esempio dei genovesi «contagiava» artisti non liguri come Endrigo, Jannacci, Gaber, Guccini e il loro messaggio dilagava così per l’Italia - la giornata sarà il più degno omaggio che si possa rendere a un vero artista, al suo lavoro e ai suoi compagni di strada.